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Full text of "Osservazioni fitologiche sopra alcune piante esotiche introdotte in Roma fatte nell’anno 1788. Dagli abati Filippo Luigi Gilii, e Gaspare Xuarez."

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IL ISTITUTO BOTAKIf'fl HI PADOVA 


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3, SD. 


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OSSERVAZIONI 

FITOLOGICHE 

SOPRA ALCUNE PIANTE ESOTICHE 

» 

INTRODOTTE IN ROMA 
Fatte nell’ Anno 1788* 
b vA G L l ^4 B *A T t 

FILIPPO LUIGI GILII, 

E 

GASPARE XUAREZ. 


i 

l 




IN RO M A MDCCLXXXIX. 

NULLA STAMPERIA DI ARCANGELO CASA LETTI 

Co ti Licenza de' Superiori » 



















Efl ftmptr ali quid ad puiìkam atililattm of mudar,,. 

Cic. de Off. Jib. i. 
















































>X 3 )X 

IMPRIMA T V R 

Si videbitar limo P. Sac. Pai. Apofl. Magiaro. 

Frane. Xavtrtm Pajfitri Viccfg. 



approvazioni. 


E OJfervaiìoni Fitologich? fopra alcune Piante Efotiche del. 



i ■ li Sig. Abati Filippo Luigi Gitii, e Gafpare Xuarez , col. 
la previa erudita Diflertazione danno a conoscere il loro carat¬ 
tere di veri Fitologi , Con accurata precifione portano etìì il 
Seguale Si Rema , e per mezzo di fode O nervazioni fanno un 
piccolo Opufcolo dilettevole, utile, ed intereflante ai curiofì 
della Storia Naturale, alla Medicina, e domenica Economia . 
Mentre fanno ammirare i diverfì andamenti della Natura ne* 
fuoi prodotti, non tralafciano di prefentare ancora 1*organiz¬ 
zazione di quei Vegetabili pellegrini, che fi prefiggono deferi¬ 
rete con iftancabtle fatica, Non pollo perciò fe non lodare le 
zelanti premure per il beo pubblico dei chiaritimi Offervatori. 
Onde per commilitone del Reverendi. P. Maefiro del S. Palaz¬ 
zo Apoftoiico avendo con piacere riveduta la prefente Operet¬ 
ta , filmerei profittevole che fi dafFe alla pubblica luce , non 
avendo in effa incontrato cofa veruna , elle fi opponga ai Dom¬ 
ini della oofira S. Religione, o alle regole del buon cofiume . 


Da S. Onofrio Roma li z. Luglio 1789. 

F, Ccjart Maja li Lettore Emerito » 


A 2 










13 Er Commifìfìone del Reverendi/*. P. M ac fl ro deI g p ^ 

ho letto le Ofjervayoni litologiche fopret alcune piante 
L fatiche &c. delti Sigg. Abati Filippo Luigi Gilii, e Gafpare 
Xuarez, previa una compecdiofa si , ma dotta, e compiuta 
Diflertazione fulla vita delle piante , Nel vedere le dieci fpecie , 
delle quali per ora età trattano, così bene, e cosi accurata-’ 
mente defunte giuda il Metodo Seffuale, non ommeffe la ma- 
niera di coltivarle, e le di loro proprietà , che fi accennano 
con gran riferva, appoggiate Tempre o alla fede di graviffi- 
ilì Autori, o alia /perienza degli fietà Indi, cut fiamo debi¬ 
tori dei pochi, e migliori, e più efficaci rimedi, che vanti la 
Medicina, non ho potuto a meno di non ammirare, e lodare lo 
zelo, e Uldefella fatica dei chiarità mi Autori nell'introdurre 
preflb di noi non che nuovi rimedi , ma nuovi prodotti per 
\ ,irj ufi, comodi, e fofientamento della vira . Nulla quefie Of- 
fervazioni Contenendo di contrario ai buoni cofiueni, ed alla 
Religione , credole perciò degne della Scampa, e di correre 

r er lc man * l * e * pubblico , al di cui vantaggio vengono effe in¬ 
diritte , e mi Riferivo, u 


Roma lì 30, Giugno 17S9. 


Giorgio Bone!li Decano della Claffe Medica nell' univerfith di 
Roma , Medico di Collegio , e Socio ec, 







1 Jtd P R 1 M A T V R 

V 10n t- S 1 ^ 3ana ni a chiù s Ordiois Pr^dicatorura 

bac* raJctu Apollo!, Magiftcr* 





















































INTRODUZIONE. 


Ltro oggetto noi non abbiamo nel pubblicare an* 
nualmente > fìccome ci fumo determinati, quelle no- 
lire litologiche olLèrvazioni, fé non fe quello di gio* 
vare per quanto fu poflibile alla focieta, ed ai nofìri 
fìntili. Quanto vantaggiosi cola Tempre fìa Hata 1* in¬ 
trodurre nella propria patria 1’ e lotiche produzioni, 
qualora la troppo diverta varietà de! clima non vi lì 
fìa oppoita , è oramai pili che a fuifìeìenza noto a 
chicchefìa. Dal regno vegetabile tradirò tempre gran- 
didimi vantaggi il lòftentamento della vita umana , la 
contervazione della medeiima, e le arti. Noi dunque 
prendendo di mira quella parte deila Storia Naturale 
ci ftudieremo di render cogniti al pubblico in ogni an¬ 
no alcuni eterici vegetabili , che noi medetìmi nel cor¬ 
to di elfo enerveremo. Di anno in anno coltiveremo 
nel pieeoi nollro giardino quelle piante , che faremo 
per deferivere a fine tli poter dare anche un’ idea del¬ 
la coltivazione, che ciafcuna di elTe efige nel no tiro 
clima» neolferveremo re tigiofa mente l’indole, ne rin* 
tracciaremo le proprietà > e gli ufi, onde potertene 
utilmente fervire o per cibo, o per la medicina, oper 
la domclfìca economìa . 






































& X 

Adderemo intanto defcrivendo quelle, che in nue- 

U da ' 1Iultri P erfona ggÌ fono fiate introdot. 

te nelle Vide Romane, o che da altri fodiofi U0jtjini fi 

coltivavano nei particolari orti ; ed al tempo ftdfo ci 
impegneremo ad acqui ftarne delle altre, affinchè non 
vada mai-a vuoto la noftra idea , e la pubblica efpet- 
fazione negli armi venturi. 

Eden do la maggior parte delle noftre piante Ame- 
ricane , come pure lo faranno in avvenire , ci. perfia- 
dumo di porle in un giu fio afpetto al pubblico let¬ 
terato si per avere la fcorta di molti ragguardevoli 
Scrittori, che hanno illuflrata quella parte di Mondo, 
€ i fuoi naturali prodotti, sì ancora perchè moltif- 
hme fono Hate per piu anni efaminate da uno degli 
Autor, di quelleOllervazioni nell’ America medefima, 
donde egli forti i fuoi natali *. Onde piu giufa’ 
mente s’indicheranno gli ufi , che ne fanno, delle di* 
verfe loro fpecie gl’indiani. Sono, non v’ha dubbio * 
generalmente parlando, incolti i popoli del Nuovo 
Mondo, tanto però non lo fono, che non conofca* 
no , non dico fificamente, ma almeno empiricamen- 

e .. P ro f U2Ioni de ’ loro climi, e non làppiano adat¬ 
tarli alla loro particolare economìa. 

Oltre la Lioneana denominazione delle piante 
che noi aJo,riamo i„ pubblicare quelle «olire annuali 


Tucnmi n "nell' !L"°.Ì n S \ della Provincia del 

iwcuciian odi America Meridionale. 
































































.. 7 ì& 

oflervazioni, porremo per maggiore intelligenza, e 
chiarezza in piè di pagina di ciafcun’ articolo anche la 
nomenclatura, o Tourneforziana, o di altro ckflìco 
Scrittore, e quella , eh’ è propria di diverfe fpcaa • 
mente Americane Nazioni» ove i di ver fi vegetabili, de 
quali fi tratta, come indigeni, fi ritrovano . Sarà anco, 
ra accompagnata ogni fpecie dalla tua particolare fig u ‘ 
X 3 , ognuna delle quali ficcome da maeftra mano d’in¬ 
telligente per fona dileguata làradal vero * t periamo che 
faranno tutte per riulcire elàttilfime . e per conlèguui- 

za di univerfàl gradimento • 

Ci lufinghiamo intanto, che il pubblico farà per ac¬ 
cettare dì buona voglia le noftre, qualunque fieno, Uri¬ 
che , e faprà effercene buon grado , le rifletta non altro 
feopo aver quelle di mira, come già da principio ab* 
biam detto, le non fe quello di giovare alia Società, 


















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C* f * 










*»*'*“ Audentem sua fert guemque cupido 
•* Noscendi, haud levior libi cura, Botanice, mentcm 
” Inccssat, varias fruticum quoque nosccre partcs : 
w Qu« similis duchi conster sibi simplicc . quxve 
*• Composito absimilis coalescat in organa textu : 

» lingula qua- studio sunt observanda sagaci . 

Sab aitarmi. Botanicorum lib. i. 



i 



































































% 9 X 



DISSERTAZIONE PREVIA 

SULLE PIANTE IN GENERALE. 


L A vastissima ed elegante serie dei vegetabili vestiti 
di lì ori e di fronde, che lussureggianti ricaopro- 
no la superficie del nostro Globo , fa non v ha 
dubbio il piu giocondo spellacelo agli occhi deli* uomo. 
Appena ha questi sortito la comun Lice > che gh si pie* 
para d’intorno una immensa serie di esseri diversi nella 
loro struttura; una interminabile quantità di cfletti ugual- 
rnenie lieta che vantaggiosa alle umane vicende egli nc 
comprende » e perciò tosto ammirar deve le beneficenze 
di quel Supremo Essere, che ne fu il Creatore , e indagare 
con filosofica speculazione di queste create cose quelle par¬ 
ticolari proprietà , delle quali furono a prò di esso dotate. 

Le più umili piante , che di giorno in giorno na¬ 
scono , e che sembrano a prima vista mancanti di fiore, 
e di frutto, e V altissime, clic rigogliose spandon per 
I’ aria i verdeggianti rami, fanno si che più difficile si 
renda la loro indagine ; non dee perciò un diligente 
investigatore della Natura trascurare alcuna di quelle co¬ 
se che meno manifèste si presentano ai propri sensi ; ma 
anzi con maggior impegno contemplarle , riflettendo ai 
vantaggi , che possono derivarne alla Società dal disco¬ 
prirne nto di ciascuna ì b 


























£ 


IO ^ 



La luce , che ci fa vedere tutti ì composti nella 
loro esteriore superficie , e die come fedele scorta ci 
addita i parti della .Matura, è quella, che colle iualte- 
raoili sue disposizioni il tutto soavemente dispone, ailìu- 
chò i ragionevoli viventi possano esaminare delle subal¬ 
terne ocarine ta.il edotti, seii 2 a di clu ogni cosi rimar- 
rebbe in un perpetuo torpore. 

V infiniti sipicuzd del Cremore, che fin dui pria- 
opto in un coll’altre coso dal nulla trasse ancor Io pi ni- 
te , assegnò loro la terra come provvida midre, h (] | U . 
lo ingravidata dall’umiditi dol-le acque genti agitare fa¬ 
cesse sulla sua superficie le verdeggianti erbe producen- 
tt i loro semi, c gli alberi, che secondo il proprio ge- 
neio producessero le loro frutta, (i) destinò ancora il 
Sole come principale movente, il quale non solo ordi¬ 
nasse col suo influsso 1’eleganzu delle foglie di ciascun 
vegetabile, ma porche ancora regolasse 'e leggi della 
vegetazione, per cui si propagassero le ftniglhT, e coi 
Io io parti si perpetuassero in terra, rinovandosi nei lo¬ 
ro ieicrmiuati tempi. Ma perchè liisserc ragionevole fu 
scelto fra tutti pei esserne 1 assoluto possessore, c goderne 
1 utilità delle frutta e 1 libertà della messe, deve per 
ciò sempre riflettere alla beneficenza del Creatore, che 
fintiti primo istante lui solo trasccJse per esserne il dis¬ 
potico padrone . Ad esso per ciò incombe il coltivare le 
piante, 1 esaminarle, e I adattarle ai comodi della vita, 
ed a suoi onesti piaceri. 1 rova infatti maggior vantag¬ 
gio c più soave diletto quell’ uomo , che si applica ad 
indagare la natura delle piante che nascono nel suolo 
nativo , ed il piacere in lui maggiormente fi accresce, 
allorché giunge il tempo di odorarne i fiorì , e di gustar- 

(0 Cernì net terra h rbam virente»» , & fatUmem femen , & 
ngmiM pmifetHm fa citai fmttnm juxta genus fmm , Geodi c tl . v . 11. 


















































































& 11 


* Vi 


ne le frutta-, onde ben dice Cicerone: omnium forum * 
ex qtiibus ali quid acqmr'Uur , mbil est Agri cultura me- 
Ibis , mbil uberi tu , nibtl dulciti: , bombi e > ni bit 

libero dignità* (i) li Virgilio: 

0 fortunato: nimitttn $ sua si bona nonni , 

Agricola :, qui bus spia procttl d ' scordila: armi: 

hi a dit htiwo fatile tu vi cium fastissima teliti: • ( 3 ) _ 

Un lolo riflesso, che si ponga alla varietà delle pian¬ 
te , alle loro prerogative, ed alla diversa modificazione 
delle medesime, con cui ogni benché menoma parte si 
vede siine incameri te dìspofta , differente nei colon, odo¬ 
re, c sapore, ben presto si percepisce, qual sia l'utile, 
che se ne può ricavare dall’ esaminarle . 11 genio del se¬ 
co] nostto . che nella storia Naturale, nelle osservazio¬ 
ni , ed utili sperienze gloriosamente si applica , odia co¬ 
loro , che abbandonali nell'ozio negligenrano le più belle 
st t pene vantaggiose alla medicina, alle arti, ed al 
commercio. 

(.he giova ad un uomo I’ ess^r situato in mezzo al¬ 
le ricchezze della Natura, e fra l’ammtrabile venustà de* 
suoi prodotti, se i <- ignota le vie , gli andamenti > gJÌ 
sviluppi, e non sa concsctrne gli effetti, re comprenderne 
i vantaggj ? I rapporti , che hanno i vegetabili cogli ani¬ 
mali sì refp ti iva mente agli organi eh ada v i 1 a , bastan¬ 
temente compiovano doverci determinare a ponderarli 
con più seria maturità cd attenzione*. 

h’ fuor di ogni dubbio , che nelle fitografkhe no¬ 
zioni molto errarono gli antichi , perchè trascurate le 
sperimentali osservazioni più si affaticarono colia speco- 
(azione sedendo nelle scuole, come appunto rileva il 

b 2 


(]") 1 )c olire. lib. I* C. IO. 
(z) Gcrgioc* lib. 2. 


— 


- 




















X 12 x 


Padre della storia Naturale Plinio : Sedere in Schi¬ 
fa audhhnì operato* gratins erat , quam ire per solita* 
drnes . t> quarcre berbas aliai alfa diebus anni (n. 
Su i fondain culi per tanto dei più accurati, e lasciata 
a parte la scolastica pedanterìa, inalzarono a’tempi no¬ 
stri gl indagatori del vero le loro più esatte naturali 
cognizioni, le quali possiam’ora vantarci di esser quasi 
giunte all'apice di loro perfezione. i'anto è accresciu¬ 
to Io stato dei loro progressi, che le arti arricchite ren¬ 
dono ora maggior vantaggio agli uomini di qualunque 
sfera, e non vedesi ne’paesi, benché poco colti, un ri¬ 
taglio di tei i a , die coperto non sia di utili vegetabili 
Non mancano in vero chiarissime testimonianze, 
per le quali ognuno ben comprende che la mente degli 
uomini non devesi obbligare ad inutili spccolazioni aven¬ 
do presenti tanti bellissimi oggetti, l’esame dei quali 
molto più conferisce alla Società, allo Stato, ed alla 
comune utilità degli uomini. Il solo regno dei vegeta* 
bili oltre il somministrare tutto ciò eh’è necessario "dia 
vita degli animali, con benefica affluenza contribuisce 
ancora quanto conduce a riscuotere le commodità , e quan- 
io serve a fomentare onestamente gli umani piaceri , 
Altso certamente non fu il fine del Creatore nell’ 
ammantare il nostro Globo di tanta varietà di piante co¬ 
si belle nella loro faccia, così vaghe nelle direzioni , e 
cosi’ amene per le loro frutta , se non se per il bene 
dell’ uomo . Sono stupende le leggi del moto , colle qua- 
t i vegetabili nascono, crescono, e ne ricevono il nu¬ 
trimento per sostentarsi. Le differenti figure, i vezzi 
eleganti, la specifica organizzazione apertamente ci ma¬ 
nifestano non aver origine le piante dalla putredine, nè 


(0 Nat, HiH. lib, XXVI. c.z. 


































































& n % 



spuntare dal suolo spontaneamente, ma avere ciasclie- 
duna lo specirito sene , e non nuotar» specie ale»*, 
nè famiglia ira i vegetabili, che non riconosca 1 propr) 
ptrenti , e non cada sotto l'universale decreto: omnia 

ex semine ì mi ovo. . . . „„ ■ 

Tutte adunque le piante riscuotono nel loro nasci¬ 
mento la medesima sorte degli animali, cioè escono esse 
dalla particolare semenza non altrimenti clic il pulcino 
dal suo specifico uovo; onde meritamente disse bino i- 
no, che tutti gli esseri organizzati derivano dell uovo, 
il che verificasi eziandio dei piccoli insetti , che sfug- 
gono la visuale potenza, come tu di parere anthe il ce¬ 
lebre investigatele della natura Francesco Redi ^i).^ 

Racchiudesi in qualunque specie di semenza 1 or¬ 
ganica disposizione della sua specifica pianta qualunque 
ella sia grande ed estesa, tutta interamente ristrettasi 
trova nello scarso volume del seme . Il tronco del Pino, 
i suoi rami, c le foglie-, le radici , le trachèe, e le fibre 
impicciolite stanno già nel Doccinolo , le quali parti svi. 
luppatc , nasce la pianta, la quale poi coi oi.h,.c na¬ 
turale passa i suoi stati di puerizia , adolescenza , viri¬ 
lità , c vecchiezza • Questa nei prescritti tempi si ador¬ 
na di vezzi, c di eleganti abbigliamenti, che dipoi la 
conducono a farsi atta per generare de’suoi simili . Na¬ 
scono quindi i fiori non unicamente per far comparire 
leggiadra la pianta, ma per conservarne la specie; per 
via dei quali, come se intimati fossero gli sponsali , c 
compiute le nozze , secondo il proprio genere succedo, 
no i parti , e perfezzionasi la fruttificazione. 

Questo legame dei fiori , o sia questa parentela , 
per la quale sì uniscono in maritaggio, fa di mestieri 


(|) Si veda la sua lettera diretta al Sig. Carlo Dati sull’ 
Efptrietizc intorno alla Generazione degl Insetti • 


















V*j ■ 

* 14 ì 



n•• Il/rannuale^p'ropaRazione“ è 

se ri ré * f esse C rW e d L n atl ?*" "" *£ 

“no di Ci ° è d ’ e P.4 

SI 1 .-IÌC- la potenza maschile, e f cm inéa q " al1 * 

le piante generate e rin,-..,, ' • ’ mc P 0 'fanno 

Sic-n pur certi SL£ ." be l? danno T° *! ,0 ™ 

"f/'* *i vegetabili dìe fi Tè &? 0 *- 

maturiti onntuantente" dip?„dfla s ^?”’^ ^ 
siva riproduzione degli alberi „ . n' V e la succcs * 

nessun Fi,dogo antan,? de, L£!' !?! ' * ^ 

la natura di troppo attenta 1 a d°6 "«fcVè^nntìT',"^ 
Sin se ^si?“, 0n e a "r a're ihff™ ' T"''”** ’ Te,rand *. 

della generazione, poidtè 'aW r" 0 " S °" 0 ndpo,ere 

ermafrodito, ed androginia ; a | [re y STZ ,", fiore 

Varietà del sito dvile 'pa^ti'sensutii 411 ' dlpe " dcml ° d a |la 
disposizione , ed il Fnotogo nelle dràfsm’nre'T d ‘ VCrSa 

,,atura P e « determinarne le d issi - no ■ 0£lla 

«ci 4e?lb7?Vf„?“S?H’ ’™<* dllc 

nelle polveri di miri a i r 11 0)1 P orcre risiede 

- * -5 ttasas trK 











































































$6 15 'M. 


germi ita fecondarsi ; ques'e due parti recise producono 
indubitatamente la sterilirò nelle piante. 

Se por accidente una punta tèmina situata sì 
trovi a qualche distanza dalla pianta maschile dell 1 pro¬ 
pria sua specie, rimane essa nello stato d* mtccondit i tino 
a tanto che opportuni ne piangano o gl’ insedi, i quali 
tratta dai fiori maschi la polvere prolifica questa dcpoa- 
ghino su degli apici degli stili, dopo di che festose , dire¬ 
mo cosi , si ammirano intente alla grande opera della ge¬ 
nerazione ; oppure fino a tanto che i venti colli loro be¬ 
nefica aura su eli st ssi rami trasportino le fecondanti 
polveri ai respettivì loro luoghi, acciocché atte a gon¬ 
fiare l'utero, e svilupparci teneri embrioni , possa dosi 
die gli Alni, c le Qucrci, li Menta, e f isopo rico¬ 
noscono il loro principio dalla minuta semenza . 

Per ben comprendere Io stato di flcon -azione , ed 
il modo della congiunzione dei sessi conviene riflettere » 
che qualunque menoma parte del pulviscolo delle antere 
non è una perfètta semenza , e neppure il germe ; al¬ 
trimenti gettato in terra germinerebbe, ricevend > diver¬ 
sa trasformazione secondo le disposizioni dd suolo , ed 
a seconda dell’umiditi, fredio, calore &c. 

In che consista li facoltà generativa, sono tanto 
varie le opinioni dei filosofi, che alcuni la vorrebbero 
ripetere da ima forza plastica, o di un aggregato di par¬ 
ticelle determinate , e sali operativi , dalli quali ne nasce 
quel vitale iuco,amento , eh’ è il principio , e fa vita dei 
vegetabili ; altri poi la rifondono erroneamente nel ca¬ 
so ; ma se vogliamo ragionare d.t filosofi scottati dalla 
ragione avvalorata dalle osservazioni , bisogna quasi il 
tutto concedere alla forza energctka delle sottilissime 
polveri anterìchc , le quali hanno lo stesso potere che 
lo sperma negli animali. Queste , spiritose in se stesse. 




















& *• 


tramandano vigorosi effluvi, i quali quasi sostanza elet¬ 
trica s’insinuano nei cavernosi andirivieni dell* utero , 
passando dalla tuba alla placenta, ed eccitano col loro 
moto gl*intirizziti germi vivificandoli, e facendoli atti 
alla fruttificazione, e propagazione della propria specie. 
Jn che maniera poi col soccorso di questa aura benefica le 
femmine immediatamente si trovino fecondate, ed insor¬ 
ga Io sviluppamelito del germe , chiaramente presso i 
moderni lo dichiararono Vaillant, Linneo , cd altri. 

Sulla determinazione dei sessi, stabilito il principio 
della generazione , rimane a sciogliere come i semi una 
volta che siano gettati al suolo possi no alimentarsi , po¬ 
melli,no il seme dall ameno tepore del terreno, a.l osso 
tosto si appiglia col dilatare le sue radici , per i meati 
delle quali attrae il succo nutritivo , che poscia diffonde 
per tutta la pianta; non gii che questi circoli coite il 
sangue nelle vene degli animali, ma su , e giù discen¬ 
dendo per la corteccia, e per i suoi respettivi vasi con 
forza comunicante, e quasi per anastomosi trasfondesi an, 
cura verso i lati. Quest’ timore nutritivo non può ripe¬ 
tersi che dalle particole terrestri, acquee, saline, oleo¬ 
se, solfuree svolazzanti in ogni dove per l’aria , dalle 
quali formatosi l’opportuno nutrimento dei vegetabili, 
assumendolo c^si , lo digeriscono , e nc fanno la giusta 
separazione , diwdcndo parte a favore dell*accrescimeli' 
to , e diurna conservazione , e parte riportando ai prò- 
prj vasi , non altrimenti che gli animali clic lo riduco- 
]:•} ad escremento per mezzo di una insensibile perspi- 
razione tanto necessaria, per cui la natura dispose, che 
in tutti gli ordini dei viventi si trovassero varj , ed ana¬ 
loghi strumenti, che negli animali chiamatisi polmoni ; 
c che nelle piante a questo effe ito vi fosse una immensa 
quantità di pori, e moltissime trachee. 
























































































X 1 7 X 


Nelle meccaniche operazioni della vita passi una 
perfetta analogia tra gli animali , ed i vegetabili ; onde 
saggiamente disse Aristotele: conmunc quid tutti stirpi - 
bui habtnt • CO L’elastiche fibre a motivo della diurna 
fatica per l'impulso della luce, c del calore dei raggi 
solari s’indeboliscono » rimangon sopite, e troppo stan¬ 
chi eli spiriti vitali, cercano il riposo; onde l’animale 
di qualunque specie egli sia , oppresso dalle giornaliere 
fatiche , che spontaneamente egli fa , o ancor da quelle» 
alle quali 1’ uomo V assoggetta, col sonno riassoda testati, 
che membra, e vigoroso torna nel dì seguente alle pri 
mierc fatiche. Dormono di notte ancor le piante, ed il 
loro sonno non sì può meglio spiegare, che col ricor¬ 
rere alla debolezza, che vien cagionata dal moro diurno, 
cd alla mancanza della luce . La piegatura delle loro 
fòglie in tante diverse maniere, ed i! restringersi che fan¬ 
no quasi tutti i fiori di notte tempo più , o meno nei 
proprj calici , manifestamente ci additano , clic il sopo¬ 
re contratto dee ripetersi dalla mancanza della fisica azin* 
ne del Sole , dal cui periodico giro rinovandosi il gior¬ 
no, tutti gli Organici lisseri prendon di nuovo lena c 
vigore . 

Ma qui distinguiamo di grazia per mero piacere due 
diversi stati nei raggi solari . Sia il primo quell’ agita¬ 
zione di parti eh’ eccita in noi 1* idea del calore , e del¬ 
la luce; sta l’altro il reale principio , ovvero quella ma¬ 
teria , ì di cut effluv; ogni volta che ritrovino una par 
titolare tessitura sulla superficie dei corpi , si distribui¬ 
scono in eleganti colori, dai quali appare vagamente di 
pinto l’esterno di tutti i composti. Questo principio, 
che senza errore noi possiamo nominare coi chimici 


(tj H:st. Animai, lìb. i 













































K iiK 



fuoco inattivo , Io diciamo f ogi'Sto . Derivante dal Sole 
si trasferisce dall’una all’altra superficie dei corpi opa* 
chi, e giunto che sia ad illuminarli , si rendoit capaci 
di chiarezza , e lo stesso flogisto diviso nei sette princi¬ 
pali colori li diffonde sii dei corpi„ e sopra di essi ope¬ 
ra in ragione del I irò temperamento , ed esteriore mo¬ 
dificazione . Perciò gli oggetti , che in se contengono 
una gran copia di flogisto , si osservano tinti di un co¬ 
lore ; di un altro quegli , che ne hanno una minor quan¬ 
tità . fid ceco il perché diverso trovasi l’aspetto cci 
fiori , che ad altro non può attribuirsi che alla forza 
flogistica , ed all’ impulso della Iute che cade sulla su¬ 
perficie dei petali , e che da essi riflette; quindi è clic 
li bellezza di questi colori non potrà giammai togliersi 
per mezzo dei vapori sulfurei. 

Un altro piacevole argomento di analogìa ci som¬ 
ministrano quelle piante dette dagli Antichi fischinome¬ 
ne , da noi Vive , Sensitive, c Mimose, le quali ad un 
menomo contatto di un qualche estraneo corpo, subito 
si contraggono, e come vergognose si ritirano, c in se 
ristringono le proprie foglie. Questa loro contrazzione 
dimostra avei’ origine nelle medesime da un forte prin¬ 
cipio energetico, c da una sottilissima c spiritosa so¬ 
stanza, che ha molto rapporto cogli elettrici fenomeni, 
o che ha qualche relazione colla muscolare irritabilità . 

Vi sono aucora termini piti perfetti di correlazio¬ 
ne tra il regno anima'e e vegetabile , se si considerino 
le malattie , alle quali vanno soggette le piante . Si 
osservali’ esse sovente combuste, e mal affette da di¬ 
verse infezzìoni, per liberarle dalle quali dovrebber gli 
uomini cercare con impegno gli opportuni rimedj, e 
conservarle, come benefiche all'umana società, ed al 
civile commercio . 































































Nè si deve tacere , che siccome gii animali non 
sono fra di loro corrispondenti rispetto alla grandezza, e 
durata, talmcntcchè passa fra l'uno , e labro una palmare 
deferenza ; cosi ancora i vegetabili non sono Ita di Ci¬ 
ro uniformi ; altri essendo di mole, c grandezza consi¬ 
derabile i altri poi piccolissimi i altri che vivono per 
molti secoli j alcuni al contrario per pochi anni j et 
altri eh 1 in un solo anno terminano la loro vegetazione. 

Noi per tanto nell’ esibire queste nostre osservazio- 
ni procureremo di esser sempre piu fedeli indagatori di 
quanto saremo per pubblicare , e di eseguire scrupolosa¬ 
mente quanto abbiamo promesso nella nostra Introdu¬ 
zione . 
























& 20 ^ 



I. 


CONVOLVULUS BATATAS . * 

Convolvolo Indiano. 


Piìwtamdria Monogamia . 


Ilcrba repens , longeque se extendens . 

Folia d issi ra , pediculis insidentia, cordato-an*u lata 
rlores monopetali campanulati. 
a 1 ix quinquefìdus . 

Stamina quinque, quorum medium exteris Jon^ius 
Radix tuberosa , cduhs. ° 

Rojnar Julio Iforce. 

Indiis vulgatissima . 


\T A:rie sono le piante, che ritrovatisi nelle Indie, le 
▼ quali producon sotterra delle rad ei tubero*- r n rn_ 



cucile la abbondanza ne som ninistrano . il c iq/oIvoIo 
conosciuto sotto ÌI nome di Tiitnta è uno 

i per le 




no 1768 . dal Sig, ab. D. Giuseppe Fabregas Messicano, 
persona molto amante di cose naturali, ed assai impe¬ 
gnato per introdurre fra noi quelle principalmente, che 
piu contribuir possono al pubblico bene . Se il convol¬ 
volo , di cui abbiamo intrapreso a trattare , fosse cognito 


* CanvohiL'ts Linn. Spec. Piane. Convohnlus Indi - 

Vii flore tilbo puTpur.isteutc . Tou™. I. li. H. C.wwtei gl* Ispano- 


Wicssicam . ^ 
i Mdabarici . 
Mbaiat . 



^tpiehn i Peruani. letica i brasiliani. Kapà meliniti 
• Yeti i Guarani . 2_ióichos i Chiquìti , spigoli i 


■tiagt gl' Ispano- Europei . Camotl \ 













































































































































































































^ 21 X 


agli Antichi , molto ne bibita Giusto , Egli non lo distinse 
con alcun- ti mie greco, m i gli lasciò il nome Ispano-Ame¬ 
ricano di Carnata * Essendo pertanto questa pianta riu¬ 
scita adatto nuova in Roma , bctubc non ignota sia a 
buona parte di Europa, si è giudicato opportuno di pre¬ 
sentarla al pubblico colla descrizione . 

E' la Batata una pianta erbacea, che naturalmente 
sì va diffondendo to'suoi gambi sulla superficie della ter¬ 
ra in cui si colloca, e serpeggiando ben presto occupo: 
buona pane di terreno per rendersi agli uomini benefi¬ 
ca . Dai gambi, che sì estendono, sortono le fòglie so, 
litarie , e lontane le ime dalle altre , tra le quali spun¬ 
tano altri ramoscelli > che di mano in mano , che vati 
crescendo, in altri si dividono , e dilatatisi per ogni par¬ 
te, talmente che nel corso di un sol’anno occupano buo¬ 
na pezza di terra-; e siccome tutti i gambi nella parte 
assillare delle foglie amano di cavare le loro radici per 
vieppiù fortemente unirsi a chi dà loro il sostentamento 
per vegetare ; quindi è , che non opportunamente ter- 
rebbomi da terra sollevati per via di carine, o di altri 
qualunque appoggi , poiché verrebbvsi in tal maniera 
a far contrarre facilmente la rachitide a tutta la pianta.’ 
Dalle congiunzioni pertanto delle foglie co! gambo spun¬ 
tano le radicene , ciascuna delle quali si estende alla 
lunghezza di un palmo, ed anche più, e s* ingrossa u 
guisa di un nervo * Sul principio queste radici sono 
piuttosto sottili , ma nella loro estremità dentro terra 
s'ingrossano in tal maniera, che sembrano una di quell 
le radici tuberose, che soglion vedersi negli orti. Quei 
nervati riutorti , e sinuati , che di ordinario sono soli 
in ogni congiunzione fidiacea , in un terreno do!- e , ed 
arenoso molto si dilungano , e danno radici , « rape 
più grosse . 














































2 2 & 


La Baiata è esteriormente liscia, e quasi, per cosi 
dire, nuda, poiché altro non ha che la veste, che 
utu sottilissima pellicola . Alcune barbicene , o sien 
piccole radici non di rado sii di essa si veggono. In¬ 
ternamente è bianca , parlando della nostra specie , cs- 
sendovene in America delle altre di polpa gialla , rossic¬ 
cia , e pavonazza ; ha pochissime fibre, è tenera, fari¬ 
nosa , e di poco succo, di modo che può con faciliti 
tagliarsi come le nostre rape , e nella sua ordinaria gran¬ 
dezza supera il peso di una libbra . Ma tra le specie db 
verse migliori quelle si reputano, che sono piccole, ton¬ 
de , e colla polpa di color giallo, per essere questa spe¬ 
cie non fibrosa , 

La pianta della Batata rarissime volte fiorisce , cd 
allora soltanto , quando trovasi nei luoghi sterili, e sec¬ 
chi , poiché il suo succo non puoi passare a perdersi 
per ingrossare le radici, nè potendo consumarsi nelle 
medesime, più facilmente fiorisce. Ciascuno di questi 
fiori porta un solo seme, quantunque prima si credesse 
esser questa pianta priva del tutto dì semenza. I fiori, 
allorché appariscono , sono piccoli, di colore rossiccio 
esternamente , ed internamente bianchi , con cinque li¬ 
nce rosse , che pare segnino le cinque divisioni, che 
porebbero essere nei petali, se il fiore non fosse cam¬ 
paniforme, Cinque stanti sorgono dal mezzo di ogni fio¬ 
re, nella sommità de quali veggonsi le antere, il cui 
pulviscolo racchiuso in membrane tinte di giallo oscuro 
è bianco. Si apre ordinariamente il fiore all’arrivo di 
mezzo giorno ; viene sostenuto da un calice tagliato in 
cinque parti, Testremità delle quali verdeggiano. 

Per coltivare questa pianta non si esìge che poca 
fatica , meno ancora di quella , che vogliono le nostre 
piante oleraccc per ricavarne abbondante il frutto. Crc* 





































































n a 5 x 


scc in qualunque terreno » ed è imperturbabile a qualsi¬ 
voglia rivolgimento di aria . Si piantano le radici della 
Batata o intere, se sono piccole , o se grandi , ragliate 
in pezzi, essendo ciascun pezzo sufficiente a produrre la 
sua pianta . «‘uol’ ancor di molto accrescersi la pianta¬ 
gione delle Batate, col recidere da una pianta già tic- 
scinta quei ramoscelli rampanti per terra , e già barbi¬ 
cati, de’quali si è parlato più sopra» e questi piantare 
ad una convellevo! distanza fra loro , come noi stessi 
abbuiti fino . Allorché la pianta si sarà ben' estesa fa 
d’ uopo levarne le tenere foglie delle cime coi loro 
gambi , e non permettere , che ramo si dilati per non 
impedire fi accrescimento delle radici. Il troppo lusso 
ancor nelle piante consuma quell’utile» c buono, che 
da esse aspettano gii uomini. 

Pretesero alcuni, che mangiate le rape di questo 
vegetabile, ammollissero il ventre. Sono queste molto 
grate al gusto j il loro sapore è di un dolce zuccherino» 
presto saziano , e sono assai nutritive - Sono alquanto 
flatose , ma cessano di esserlo se vengan cotte con car¬ 
ne grassa ; come pure depongono la loro qualità flatu¬ 
lenta cuocendole con vino, e zucchero. Mangiatisi ordi¬ 
nariamente cotte al forno , o sotto la cenere calda » la mi¬ 
glior maniera però di mangiarle c in conserva . buoi farsi 
ancora dai popoli del Para guai, e de! Brasile colle Batate 
cotte » e fermentate ima specie di birra gustosa ai loro pala¬ 
ti , c molto atta ad ubbriaca re. Le cime delle foglie , con i 
teneri rami possati (àrsi bollire in acqua, e formarne un'in¬ 
salata cotta, la quale non saia disgustosa , specialmente 
se vi si uniranno delie altre erbe solite a cucinarsi, 

La Pianta che noi abbiamo ora descritta non dee 
confondersi coll’altra pure Americana chiamata Patatai . 

° Pappai , detta dal Linneo Solarium Amcricatjurx . 



































LIRIODHNDRON TULIPTFERA . * 

Albero Tulipifero. 

POI NORIA PoLWjtNlA. 

Arbor aItissima,cortice flavescente.ramis concoloribus. 
Folia angolata , triloba , troncata . 

Flores Tnlip.r similes, 

Retala flava, viridescentìa , fiamma coccìnea ornata, 
Stamina numerosissima creala . 

Fruttus piramidalis alatus 

Semina plura longa , duatros membrank obdu&a. 

J u]io floret. 

Habitat in America r 


’Vj dobbiamo saper grado alle vigilantissime pre¬ 
mure di Sua Emza il Sig. Card. Giuseppe Doris 
per aver di nuovo introdotta nel nostro clima Romano 
quest* esotica pianta altra volta osservata verdeggiare 
vegli .inni andati nel giardino de! Palazzo Malta. Allor¬ 
ché dimorava Egli in Parigi in qualità di Nunzio Apo¬ 
stolico trasmise al Sig, Principe di Ini Fratello una rac- 
c« ha di piante, c semi , tra i quali erano ancor quelli 
della 1 ulipifèra . Questi consegnati , che furano alla ter¬ 
ra non stentarono molto a germogliare, cuci termine di 
tiu.i sei anni abbiam veduto ergersi quest’albero alt a — 
tezza di otto, e più palmi, ed ingrossare il suo tronco 
ai diametro di mezzo palmo , 

he relazioni degli esteri Botanici intorno alla pro- 


* tìriQtlevdron Tulipifi ra Cnn. Tulipifira Virgiauna srìpr- 
tito attrh folio , media lacinia %-tìnt abidssa . Piuck, A!m, 37P- 
jPwfDr g-i Americani della Virginia. 






























































































































































































































































# *5 & 


vata coltura della Tulipifera nell’ Inghilterra, ove da 
gran tempo è stata introdotta ci potrebber porre in qual¬ 
che dubbioso timore rapporto al suo incremento» propa¬ 
gazione, e fioritura, ma questo va cessando a propor¬ 
zione che noi la vegliamo crescere di anno in anno 
sensibilmente sotto del nostro Cielo -. Riferiscono eglino 
esser troppo delicato quest’ albero per i! loro clima, e 
che perciò loro conviene di usare molte diligenze per 
conservarlo nell* Inverno, e per difenderlo dai rigori del 
freddo specialmente essendo giovane. lì’ perciò raro 
negli orti dell* Inghilterra , e solo di qualcuno si trova 
scritto , che suilìcientemente cresciuto la han veduto 
fiorire. In Roma perù, dove il rigore del freddo non ò 
da paragonarsi con quello deli* Inghilterra a ! albero Tu- 
lipifcro prende molto vigore, e sembra volere poco, o 
nulla degenerare da quelli, che spontaneamente nascono 
in America . 

Tra alcuni alberi della Tulipif'era, che sono oramai 
in Roma il più grande, siccome il primo, è quello del¬ 
la Villa Panfìli appartenente all’ Geenna Casa Doria , il 
quale senza tante diligenze, e liberamente esposto a qua¬ 
lunque intemperie di aria come qualsivoglia altro co¬ 
mmi* albero , ora lo vediamo all'altezza, c grossezza 
già di sopra descritta . I suoi rami non dissimili dal 
tronco, sono di un colore biondo. Le toglie sono tri¬ 
lobate, e troncate nel lobo di mezzo in maniera, che 
sembra esser questi reciso a bella posta colle forbici ; 
sono grandi, tìnte di un bellissimo verde nella parte su¬ 
periore , e nell* inferiore biancheggiano , e mostrano al¬ 
cune fibre poco rilevate. 

Il fiore è bellissimo, della grandezza del Tulipano, 
c formato quasi alla stessa maniera, che perciò d v fi¬ 
lologi fu detto Tulipifero l'albero, che produce questi 

d 











































& 2(j 


tali fiori. Solessi senza odore, e solo tramandano qual¬ 
che fragranza allorché si rompono le antere. Sono ripie¬ 
ni di numerosi filamenti , c di moltissime femine * che 
tutti direttamente innalzandosi verso l’aria, contribui¬ 
scono loro una maggiore eleganza , e leggiadria. 

Il frutto è fatto a guisa di piramide* è alquanto 
grossetto, e verso la metà quando ò secco , mostra due 
piccole ali membranacee, le quali altro non sono, se 
non se una divisione di quei semi, che in esso si con¬ 
tengono, ed uno screpolamento di quelle membrane, che 
formano In custodia dei medesimi sentì. 

I semi , che in molta copia si trovano nel frutto 
descritto, sono lunghetti, c circoscritti d.t due membra¬ 
ne di color leonato, lunghe, rigide, ed alate; dal mez¬ 
zo delle quali esce il germe di firma alquanto lunga, 
e spruzzato di poche macchie, ed eccettuatone il colo¬ 
re può le bene assomigliarsi al seme del cedro . La mag¬ 
gior parte dei semi, clic sì trovano rinchiusi nel frutto, 
è suvcntacea ; ma non per questo si potrà dire , che 

inabili sieno a germogliare , csscndovcnc moltissimi 
perfezionati, e capaci a riprodurre la propria specie. 

Quen’albero è comunissimo nell’America Setten- 
tr.onalc , specialmente nelle contrade del Capo della 
fionda sino alla Nuova Inghilterra , Sono a noi tuttora 
ignote le sue mediche proprietà. Produce i suoi fiori 
nei mesi di Giugno, e Luglio. Un’altra specie di Tu- 
Hpifèra pur trovasi nella America Meridionale ben di¬ 
versa dalla descritta , le cui foglie mollo somiglianti so¬ 
no a quelle del nostro Alloro . 





















































































































































































'M 2 7 '-r. 



III. 

HIBTSCUS ESCULENTUS. * 

Alcea Americana. 

Monadslphia Polvaviuri a . 

Herba tiipalmaris annua. 

Cani» biuncialis , viridis rufescens , subnodosus . 
Folia quina » tema, acseptena, Ricini (ère similia .* 
Flores pentapetali» magni» inodori, lutescentes , 
ungui bus p impura scenti bus . 

Coiumella medio flava , apice purpurasccnte . 
Vascula seminalia longa » silicata, atque eresìa . 
Semina numerosa, subrotunda » gfiseo nericanti» * 
Rornar Julìo floret. 

Frequens in America , Asia » oc Africa . 

S Ono già diversi anni dacché trovasi in Roma questa 
pianta presso i Monaci Basìliani , i quali sono stati 
ì primi ad introdurla , ed a propagarla come utile al con¬ 
dimento dei cibi \ nessuno però si era ancor mosso a 
descriverla , c renderla, come meritava, più nota agli 
uomini. Vedesi ora sparsa in diversi giardini di Roma, 
e posta ancor’ in uso segnatamente dai Signori Portoghe¬ 
si t cd Americani ivi dimoranti. Ancor noi nc abbiamo 
coltivate alcune piante nel nostro piccol giardino » c 

d 2 _ 

* ìiibiscns Esmhntm Linn. Ketmh Braiilicnsis folio ficus , fru¬ 
ii u pytatn iti a to ut l c at o . 1. K » IL J21 1 f * m C he to i ra sili ì* 

ni. ho gii Africani * gli Asiatici. Cbidvos ì i tjr- 

toglicsi per Li figura, del suo frutta alquanto s 1 nii-c a quci.i d 
im chiodo a 






































& 25 * 



perciò abbia m creduto bene di rincm?rnf» t, i 
in „,ipct/> V J ipanarne la descrizione 

queste nostre periodiche osservazioni. 

a l»r?!f, St f. d “ q “ e è , “. na P' ama »'>">*». U quile suol’ 

S . erra tre palmi, « poco meno, c il dici gam. 

mci H, r i, ,?a M0 “ ‘«'e 11 Sfosserà dfW 
m „ e ' u i C ‘. Se Mme t > ,,c " c *>lia malva co- 
... " n ' '‘ ,m " 05,1 »0"0 periscono; dalle medesime in- 

conto r, l à uant ? Q0i ’*-> > di uo verde chiaro 

contornato da un colore ferrugineo ; dai nodi di esso 

puntano le foglie, le quali um,c ad ’oo lungo piccino- 
Io, Gironsi obiiqu lente verso il Ciclo, c rendono la 
pianta assai venusta , Son queste foglie molto somiglian¬ 
ti a quelle del Ricino volgare, ma di un color verde 
a limito piu cupo. Altre di esse scorgonsi iti tre parti 
ivi se , altre in quattro, ed altre in cinque, c sette- 
che pare rappresentino una grande stella tutta intagliata 
d intorno ai lembi . Il loro sapore non molto digerisce 

\' a < ? ucI, ° dclU maIva volgare. Di mano in mano, che 
1 P ianti v;l c ascendo, le foglie cadono, e lasciano sul 
ernie la marca della loro pristina situazione, ognuna 
delle quali essendo rilevata, fi si, che il medesimo cau- 
le scmbu nodoso ; realmente però non è tale, se non in 
«pianto alle vestigie che rimangono delle sue decidue 
og ie . le medesime foglie non sono liscie , ma bensì 

1, . IVI r ct ! e ’ qaanumque abbiano !i verdeggiante sostanza, 
clic fa le veri di carne molto tenera , e facile a corrom. 
peiM , come pure assai delicate sono lo inbrc , dalle qua- 
i vieti composto tutto 1‘ intreccio fòlioso , onde diflici- 
issima cos i s irebbe a volerne fere delle medesime i sche* 
etri , cott e si fi di moltissime altre foglie, per conser- 
varh nei gabinetti di Storia Naturale. Dalla base delle 
mo. es, me foglie , le quali veggons: perfezionate nel me- 
JcaiUiugno, sorge un gambo lunghetto, sulla cima del 









































y$ x 


mn!c scorsesi nel mese di Luglio un bottone verde , il 
quale poi cangiasi in un fiore ben grande di color gial¬ 
liccio, con cinque petali tanto molli, e delicati, che 
si risentono al puro contatto. Le unghie di questi peta¬ 
li sono tinte di tm rosso di porpora . Nel mezzo di essi 
sì osserva una colonnetta giallognola con la cima di co¬ 
lor di croco, Non ha in se il fiore di questa pianta al¬ 
cun'odore, ed il sapore de' suoi petali è erbaceo . Que¬ 
sti mercè l’estrema sui delicatezza presto perisce, c 
quindi immediatamente succede il frutto, il quale suol 
d ordinario crescere alla lunghezza di circa un palmo ; 
è grassetto, contorto, acuminato nell’ estremità , com¬ 
posto da cinque carene, le quali formano le stanze dei 
semi, che seccato il frutto, screpehnJo le medesime 
pare, che lascino in libertà i semi, affinchè cadendo 
questi sulla terra, tornino a rimio vare la pianta. Som» 
essi rofondetti , cfr un color grigio tendente al negro col¬ 
la base bianchiccia , cd internamente racchiudono una 
sostanza lattea, farinacea, e nel sapore non si distiuguon 
di molto da quello delle ferrile. In tutte le divisioni del¬ 
le carene sì trovano a lunghesso dalla base fino quasi 
all’apice le semenze, le quali formano tante colon nettò 
di semi ordinatamente disposti f uti dopo Talcro, colf 
interposizione di similissime bianche membrane, che (an¬ 
no una bellissima, e proporzionata simetria , Ciascuna 
colonnetta è composta da dodici , quattordici, ed anche 
sedici semi, come noi stessi abbiamo più volte per cu¬ 
riosità numerati. 

Abbiamo anche coiti di questi semi unitamente al 
riso , come suol farsi dei piselli, cd a vero dire sono 
piacevoli al gusto, c non da disprezzarsi. Possono an¬ 
cora ^ mangiarsi semplicemente conciti a guisa di fà- 
giuoti con olio, aceto, c pepe. Conviene però che 














































& 3 ’ 


i semi si raccolgano quando il frutto è ancor verdeg¬ 
giente ; poiché essendo giunto alla sua maturità, c di¬ 
seccate essendo !c sue semenze , di ilici li ssi marne ut e si 
cuocono, c rimangon sempre dure, stantechè la mem¬ 
brana che le ricuopre è soda, dura, e cornea. Questi 
semi prima di farne alcun’ uso debbonsi lavare con 
acqua calda per purgarli da un’ umor glutinoso , che 
contengono . Gli Americani fanno con questo frutto 
una conserva molto somigliante a quella, che noi fac¬ 
ciamo con i cotogni , la quale £ gustosa , e giova ad 
ammollire il petto nelle flussioni catarrali , e tossi sec¬ 
che . Pretendono ancora , che le semenze siano buone 
per la muccosità attaccata alla trachea, ai bronchi, ed 
siile vessichette pohnonali , avendo virtù di risolverla , 
e mandarla fuori per espettorazione. Vogliono altresì, 
clic sicno uno specifico per l’asma , cd altre malattie 
del polmone j per lo scorbuto , soppressione di urine , 
tossì inveterate , raucedini , e diminuzione di voce 
procedente da impedimenti cagionati da materie crasse, 
c viscose. Che perciò molto opportuno sarebbe il pre¬ 
pararne uno sciroppo come quello di I.obclio per la 
raucedine volgarmente detto Sciroppo dei Cantori > cne 
si trac dall'Erisimo ofTìcinaie di Linneo. Gl’Indiani lo 
preparano semplicemente con spremerne il succo, ed 
unirlo ad un poco di miele j ovvero pongono in infu¬ 
sione i semi, e danno poi a bere quell’ acqua con bnon 
successo a coloro eh’ hanno perduto la voce. Le tb- 
tlie si adoperano per farne dei fomenti sì internamente, 
che esternamente, ed hanno il potere di refrigerare, cd 
ammollire come la malva . La corteccia del caule è so¬ 
da, e tigliosa come quella della canapa, dell’urtica , c 
di molte altre piante economiche , onde macerandola 
potrebbe- foysi somministrare una nuova materia filabile. 








































































































































































X 31 X 


I V. 

GIACINE SUBTERRANEA. * 

Fagiolo dolce fotterraneo. 

DlADBtPHIA DeCANDRIA. 

Herba palmaris, curiosa, annua 
Eolia ovata quaterna obscurc virenria , «ubtus albi¬ 
ca n t ì a . 

or 

Flores gemelli masculi ; femineus in cadetti brattea, 

distlnttus. 

Sramina deccm in masculi*. 

Germen oblongum. 

Calix qu.idrifid us . 

Semina plerumque duo pisiformia , dilute subentri™ 
Habitat in utr.ique America. 

Floret Roma: mensìbus Julii, 6: Augusti, 

N EH’anno 17S4. furono mandate dal Brasile a l.ri¬ 
botta a D. Giuseppe Cainpos molte silique dì un* 
pianta detta comunemente dagli Americani Alani , por¬ 
zione delle quali furono spedire in Roma dirette al Sig. 
ab. D. Antonio Salazar de Figuercdo , il quale per il 
trasporto , eh" egli ha per le litologiche osservazioni , 
non mancò di cavarne il seme , che contenevano, e 


* Clycine subut ra.nta . Lino. Vieta sifiquas supra , infraque 
terram frutftum edens. Tourn. 3. R. H. Mani gl' Npano-rt meri- 
cani. TLilcau-huail \ nazionali Messicani. Catahuatc gli Spa- 
gnuoli ne! Messico. Iitcbik t nazionali Ternani , e Quitesi. Man. 
dobì, o Manobì i nazionali , ed i Portoghesi nel Brasile . Man ubi 
i Guarani. T^aaquis i Ciiiquiti. Curiquurè i Mori. Toltane i 
Mbayas. Queste ultime quattro Nazioni, o Provincie sono 
del Viceregno di Buenos Ayres, 







































* 3= & 


consegnarlo in tempo opportuno alla terra. Ma o per¬ 
ché questi semi non fosser freschi, o qual’ altra si fosse 
la cagione » non germogliarono , nò perciò potè sod¬ 
disfare alla sua studiosa curiosità . Riscrbossi peraltro a 
miglior tempo di utine venire degli altri più conserva¬ 
li , e più freschi, quali nell’anno 1787- gli giunsero ad 
opportuna..stagione, e nel medesimo anno ne ritrasse 
quella piccola messe, che possono dare pochi semi. Egli 
con somma gentilezza ci fece parte di questa sua rac¬ 
colta , ed ecco le osservazioni, che su di questo eso¬ 
tico vegetabile furcn fatte nell’anno 17 SS, sì da lui, 
che da noi. Fnron’ adunque posti dentro terra alcuni 
di questi semi nel mese di Marzo > ed altri nel mese di 
Aprile, alcuni separatamente in vasi, altri immediata¬ 
mente in terrai pochi in terreno piuttosto magro, altri 
poi in terreno alquanto più grasso* Quegli, che furono 
seminati in Marzo non si videro germogliare se non al 
tempo, che germogliarono, gli altri seminati in Aprile; 
fruttarono ben poco i primi, e molto più fertili furono 
i secondi. Nel terreno più sterile si mantennero le pian¬ 
te sempre verdeggianti, e vegete, benché non riuscisser 
molto prolifiche ; nel grasso però fruttificaron di più , 
ma non in maniera , die potesse dirsi ubertosa la mes- 
se . Sembra dunque, che questa pianta ami un medio¬ 
cre terreno, non molto umido , e ben percosso dai ras- 
gì solari. 

Cresce la pianta della Glicine ah’altezza di un pal¬ 
mo, ed anche ci un palmo, e mezzo rii misura Roma¬ 
na , prendendo il principio dalla connessione del caule 
colla radice , poiché non vedesi a tant’altezza sorgere 
sul piano della terra$ e qui conviene avvertire, che il 
seme deve profondarsi in seminandolo più di mezzo pal¬ 
mo dentro terra , affinchè la pianta, che ne nasce più 
























































* 33 & 


abbondantemente fruttifichi ; c quindi a proporzione clic 
cresce accostar gli si dee d'intorno la terra , diligenza ne¬ 
cessaria ad usarsi, come meglio si comprenderà quando 
nifi sotto ci faremo a descrivere la maniera ben partico¬ 
lare che ha questo vegetabile di nascondere i suoi but¬ 
ti dentro la terra. . , . 

E’ dunque tanto dalle altre diversa quest erba tieni 

sua fruttificazione > che sembra , per dir così , vergognar¬ 
si di mostrarla; ed infatti non v’è pericolo, clic all a- 
ria aperta ella , non dico, maturi una siliqua , ma nep¬ 
pure che gli dia un principio di tumescenza . Troppo 
ella è gelosa de’suoi partì, imperocché per assicurarli 
butta fuori d*intra le brattee ove risiedono i fiori un lun¬ 
go spillone, con un’apice acuto a guisa di spino, che 
rivoltato verso la terra mai si gonfia se giunto prima non 
sia a nascondere nel seno di essa la sua supctioic estre¬ 
mità • Porsi perchè V aria potrebbe recar nocumento ai 
nascenti frutti , o perchè i raggi del Sole potriano dis¬ 
seccare le delicate punte dei prenominati spilloni ; ovve¬ 
ro perchè V aria stessa ripiena essendo di particole dis¬ 
seccanti sufficiente non sarebbe a fomentare la figliolan¬ 
za, e conservarla con un giusto, dolce , ed timido te¬ 
pore , tende perciò sempre a coprirla di terra , ed a cosi 
difenderla da qualunque dannevole impulsò . 

Se però sì rifletta agli andamenti di questa pianta, 
conviene affermare, ch’ella teme più l'ombra, che Io 
splendore della luce ; avvegnaché all’ impulso de' raggi 
solari graziosamente spande i suoi rami, c distende le 
sue foglie ; ma questo cessato, ben tosto in se si ristrin¬ 
ge , e vicendevolmente piega le sue foglie, effetto di 
quella irritabilità, che domina in tutti gli organici cor¬ 
pi; possiamo perciò numerare li nostra glicine tra le 
piante dette dai Naturalisti Mimose > c tra quelle , che 






























r.r 34 "M 


(a ino manifestamente vedere il loro riposo dalle lussu¬ 
reggianti fatiche del giorno . 

i suoi rami concavi , e.i alquanto pelosi sortono dal 
caule circondai ncllt base di una brattea bifida. Sostie¬ 
ne ciascuno di essi quattro foglie ovali opposte , le qua¬ 
li sono di un bel verde alquanto cupo. Dai rami, e pre¬ 
cisamente nel sito, che v’è fra la brattea, cd il cau¬ 
le sorgono ordinariamente due fiori retti da sottilissimi 
gambi della lunghezza in circa di un oncia di palmo . 
Sono questi fiori papiljonacei, gialli, collo stendardo 
tinto nell’estremità di un bellissimo color d’oro, cd un 
poco striati. I stami, che in questo fiore sì osservano, 
giungono al numero di dieci, i quali divisi sono in due par¬ 
ti . Appoggia tutto il complesso del fiore sopra di un 
calice monopetalo tagliato in quattro parti . Tra questi 
due fiori, che restano infruttìferi, alia base della brat¬ 
tea avvene un’ altro non apparente, in cui trovasi lo 
stireni, il quale fecondato per mezzo delle polveri pro¬ 
lifiche racchiuse nelle antere dei due indicati fiori, a 
poco a poco si dilunga nel divisato spillone , per aprir 
1 adito alla straordinaria fecondazione , c produzione 
del frutto. 

Il caule nella sua base è più grosso di una penna 
dì gallinaccio ; fino alla metà rotondetto , nodoso , e 
tendente ad lui colore ferrugineo; e dalla metà fino alla 
cima di un bel verde chiaro, c liscio. 

Il frutto è un legume irregolare bivalve , di cor¬ 
teccia fibrosa, di colore alquanto gialliccia , entro del 
quale si conservano ordinariamente due semi della gros¬ 
sezza di un buon pisello , vestiti di una membrana ros¬ 
siccia tendente al color di carne . Crudi non sono d'in¬ 
grato sapore ; ma gli Americani per lo più gli abbru¬ 
stoliscono ad un lento calore di forno essendo ancor ve* 


* 























































































* 3 s :-k 


. 

st-ti della propria siliqua , cd allora riescono di miglior 
gusto, e volendo possono confettarsi a guisa di mandor¬ 
le . Con il frutto del Alani fanno gli Americani molte 
specie di paste dolci, come noi costumiamo di fare col¬ 
le mandorle , con i pistacchi, c con i pignoli . Di piu 
vi fin no una bevanda densa , che chiamano pìptan , o 
peplatì celebratissima non solo da essi, ma anche dagli 
Europei. Cavano ancora dal Mani per compressione un 
olio bianco, e dolce, e di questo si servono per farne 
tutti quegli usi, die noi facciamo degli olj di ulive , o 
di mandorle ; ma in questo caso conviene abbrustolire un 
poco i suoi semi, affinchè ne diano in maggior quanti¬ 
tà , e di qualità migliore, 

La proprietà di questo frutto è l’esser cilicio» e 
perciò molto conferisce alla debolezza dello stomaco fa¬ 
cendone un uso moderato; ma mangiandone soverchia¬ 
mente suol cagionare del dolore alla testa . Ha ancora 
la virtù di guarire le contusioni » c vantasi pur anche 
per le morsicature dei serpenti velenosi , de'quali molto 
abbondano il Paraguat » cd il Brasile, facendone un*em¬ 
pi astro ,ed applicandolo alla parte offesa , secondo fespc- 
TÌcnze fatte dal celebre Medico Olandese Guglielmo Pi-' 
soné . Facendo una lattata con i semi del Mani un poco 
abbrustoliti, alla maniera stessa, che suoi farsi colle 
mandoile, dandola poi a bere, non solamente conferi¬ 
sce a coloro, che sono di stomaco debole, cd asciutto, 
ma in certi casi eziandio agli etici , e pleuritici . La ra¬ 
gione si è , perchè contiene questa semenza, olire i prin¬ 
cipe aromatici, una quantità di parti oleose , balsamiche, 
e proprie ad alimentare, e ristabilire i solidi , cl a mo¬ 
derare il moto troppo celere degli umori , col dcLifica- 
re la loro acrimonia , per Io che dee avere ancora vir¬ 
tù anodina . 

e 2 


% 









































& 3 ^ y&. 


ì.’oliu del Mani recente è un rimedio molto effi¬ 
cace contro le malattie del polmone, contro la tosse, 
! asma , e talvolti contro la stessa pleurisla . Coll’uso 
di quest’olio si ralle.nato le increspature delle fibre, 
che perciò è coni ne n da bile per la colica proveniente 
dai reni, e cagionata dalla siccità, e durezza degli escre¬ 
menti . Per la sua qualità dolcificante , ed emolliente mi¬ 
rabilmente corregge i sali acri, ed irritanti, che ritro¬ 
vatisi nello stomaco, e negl’intestini, e giova alla dif¬ 
ficoltà delle urine , ai calcoli, e nc diminuisce i dolori. 
Dandone alla quantità di una in due onde in brodo alle 
donne imminenti al parto , molto glie lo facilita , e dan¬ 
dogliene dopo di aver partorito conferisce a mitigare ì 
loro dolori . facendo con quest’olio una savonèa , e dan¬ 
dola ai neonati bambini toglie loro i dolori , dai quali 
sono ordinariamente molestati. Prendendolo per bocca 
è un’ antidoto assai efficace per i veleni , come lo sono 
gli altri ol; non rancidi , e buoni a mangiare. Uti 
poco scaldato, cd applicato esternamente a modo di un¬ 
zione si sperimenta buono per il male di gola. Adope¬ 
randolo in lavativi ò un’ eccellente rimedio per la coli¬ 
ca , per le ostruzioni del ventre , per Jq arene , che so¬ 
na nei reiii , c nella vcssica , e per i! tenesmo . 

Molti Scrittori del Nuovo Mondo parlano di questo 
curioso frutto Americano; nessuno però vi è stato, che 
abbia lituo sulla pianta , e sulla sua maniera di fruttifi¬ 
care le più diligenti osservazioni. Alcuni dicono esser 
questi un frutto senza pianta, e senza radice, come i 
nostri tartufi (i) ; altri per lo contrario dicono , che tutti 
i suoi frutti sotterranei provengono dalle radici , e non 


— -- - -- ---- 

CO Monardes Mise» Medie, p. 
alia parola Mamki, 


Lemery Diz, delle Droghe 










































X 37 X 


dalla pianta (i). Quanto però ^ingannino c eli uni , e 
oli altri apparisce chiaramente dalle sopra descritte no¬ 
stre osservazioni. Il Dott. Hemandez celebre scrittore 
degli Americani vegetabili (z) dice, che. questo frutto 
è una delle quattro specie di cacao, eh <*:ìh numera. 
ILI in fatti lo stesso nome Messicano di TLi lui ex huutl 
lo indica, clic altro non significa in nostra fucila , tlie 
cacao dì terra . Questo cacao di terra era quello, che 
comunemente adoperavano i Messicani per lire il loro 
cioccolate, e le altre bevande quotidiane, mentre le al¬ 
tre specie di cacao serviva» loro di commercio . Anche 
nel Faraguai, dove non è molto comune l’uso dj cioc¬ 
colate, perchè hanno un'equivalente nel Alate , eh'ò 
una bevanda dell erba del Paragnaì fatti ad uso di Thè, 
fabbricava col mani un buon cioccolate il celebre m ttc- 
matico , c Missionario dei Cìuarauj P* Bonaventura Sua* 
rez Americano. 

Oltre ai surriferiti Scrittori, che trattano delle cose- 
Americane, ed il P. Acosta chiamato comunemente d 
Plinio dell’America > parlano piu specificamente del Ma¬ 
ni i Signori D. Giuseppe Sanchez Labrador (j), Marti¬ 
no DobrizhofTer (4) , Sivcrro Clavigero (jj , e D. Fi¬ 
lippo Sai vado re Gilii (6) • 

fra questi però chi più descrive la nostri pianta, 
c le altre diverse specie , che vi sono del Mani, è il 
Sanchez, poiché gli altri più si diffondono in dcscrive- 


(i ; piionini o«ii. Hisc. Nat., «x AlvU. cajj, 04. , ik. alti » 
de qui bus infra , 

(2) Re rum medicar. N. Hisp. Thes. 1 . UT, c„ 46. 

(3) Paraguai Naturale T, U. M. S. 

(4) Hist. de Abìponibus sequestri, bcllicosaque Paraquari» 
Nat ione Tom. I, 

(5) Stor. Ant. del Messico T. I. 

(ó) Saggio di Scoria Americana i oni, l. L IV. cap. S. 


































































r »i*w 


3$ $ 


re la qualitì , e bontà del frutto , Il clu Dobriz Iloti cr 
<'<te ; Acanti uh) Gitaranib , Hispanh Alani frullai est 
A», crìi a invi de n dm , effonditi km opta , Amygdalam fin¬ 
gile dine i ddeedine , 6 % si corti ceni excip‘un , r//»;/; figu¬ 
ra re fieri , . .. raàites hujus piantai breves sant , tìtfgv- 
j.'if > óf tortuosa , ffuihis vagina: obUngec lutei colorii , 
imbecillii cor ti cis tnbarent , Quest ' autore , benché 
molle volte abbia veduto quest 1 American a pianta , ha ciò 
non ostante preso un grosso abbaglio intorno al deter¬ 
minare il sito della sua fruttificazione, imperocché nep- 
puf uno de’suoi haccclli è inerente alla radice , ma bensì 
ai spilloni , clic partono dallo stelo della pianta » come 
specificatamente abbiamo notato di sopra » cd altri la¬ 
teralmente ad alcuni altri germogli, che sorgono sotter¬ 
ra dalla pianta madre : Per quello poi, che risguarda 
fuso del Alani , sembra esserne stato molto diligente 
sperimentatore , poiché prosieguo a dire : nuckos fm 
sta levhcr fixos , seti asscs nel Europei appettine , cele- 
branique . Oleum ex nuclcis torcularì exprcsium prò , imo 
fra omni clivo rum oleo laclucre » cibis quoque » bit/yri * 
vel adipis htbeili loco a pktrimis àdhibetur - Jtalum no¬ 
vi Ha'gemati, m . qui tabacec pulveres vite preparato,t > tac¬ 
que mandai;) eleo recenti ohi ter aspersos - tal; a co: Hnpa¬ 
limi simìUìmos reàdebat • Pr<c clorura tane fi all tua Eu¬ 
ropa nostra: idem idem per optavi , mnlùplìcì certe usai 
futurum • Anche il big. Clavigero parlando del frutto di 
questa pianta dice, eh 1 è commestibile, e di buon gusto, 
non già crudo , ma un poco abbrustolito , c che se si 
abbrustoliscono di più , pundono un’odore, cd un gusto 
così somigliante a quello del caffè , che noti è difficile 
l’ingannarvi chicchessia j ma ancor’esso c caduto in un 
errore col dire , che il suddetto frutto è attaccato alla 
capigliatura delle radici. Né punto da questi si allon- 




















































K 3 > % 


tana il Stg. James (i), il P arIando di varie spc* 

eie di questa pianta alla parola Arachydna , trattando in 
fine della nostra dice; La sola dì!]cren za dì questa ftan¬ 
iti cella prima è , che quest' ultima porta » rw;c le altre 
sue piante sinonimo , dei baccelli sotterra , attaccati alle 
prò della sua radico . L'accurato Linneo nel descrive¬ 
re il nostro Mani al genere della Glicine* chiamandolo 
molto propriamente Glicine subterranea* dà ancor’egli 
iti un'equivoco noti pìccolo col dire* che questa pianta 
ha le foglie ternate, quando di queste se ne trovano 
quattro in ogni ramoscello , come noi abbiamo costante¬ 
mente osservato. Ve n’ ha in America un' altra specie 
non da questa gran fitta dissimile, colle foglie ternate* 
la quale produce i suoi baccelli c dentro, e (noti di ter¬ 
ra ; ma il sopracitato Scrittore intende assolutamente par¬ 
lare della nostra, come chiaramente si rileva dalla de¬ 
scrizione clic ne fa ; nè a questa seconda avrebbe potu¬ 
to con proprietà dare l’epiteto di subtei ranca- 

Queste sono le prime osservazioni, che nel corso 
di pochi mesi ci è stato permesso di lare intorno al Ala¬ 
ni recentemente fra noi introdotto. Siamo però determi¬ 
nati a seguitarne delle altre, che già abbiamo premedi¬ 
tate, a fine di ricavarne per la società il maggior van¬ 
taggio possibile, a cui è nostro principale scopo il gio* 
vare nel pnbblicarle. 


(i) Dizionario di Medicina. 






























1 


& 40 & 



CYTISUS CAJAN. * 

Citiso. 

DtÀDELPHTA DECANDR1A • 

Frulex scmper frondens .* 

Folia saiicìfbrnia superne Ionia» interne hyalina. 
Flores papilionacci tetrapctali. 

Stamina novem in duo distinta corpora coalita. 
Antherac croce* » 

Stilus hamato incnmbens fòlio , 

Germen subovatum. 

Siliqua pilosa maculis interstinfla 
Semina quatuor , vcl quinque intersepimentis a se 
mutuo distìnta . 

Habitat in utraque India . 

Novembri Roma: floret. 

N EI temperatissimo clima di Roma fa fin dal tem¬ 
po del celebre P. Bonanni Gesuita osservato que¬ 
sto frutice nel giardino del Collegio Romano ; indi non 
ha molti anni nell’ Urto Botanico situato sul mente Già- 
nicolo sono la custodia del Sig. Liberato Sabati ; final¬ 
mente uno ne abbiamo veduto presso il surriferito Sig. 
ab. Figueredo ottenuto dal seme trasmessogli dall’ Ame¬ 
rica. E’ quest’arboscello estremamente delicato, e non 
ostante le diligenze usate , sempre è andato a perire . 


4 Cythus Cjjti» Lino- Cytisus ^imer'uanns frutti rens set ictus* 
I. R. H, *Arbol de *4lber)ji , o Albero di Piscili gl’ f spano* A me' 
ricani , Cumasdi-ìbird i Guarani . pHichorcxiis i Ghigniti. *afj4- 
gì-jppaìig* i Mba.yàs . 

































































































































































































Quest’ultimo » che qui abbiamo veduto, ogni anno nel¬ 
la fredda stagione d’inverno dava segni ambigui della 
sua vita, quantunque scrupolosamente custodito, e final¬ 
mente nell’eccessivo freddo di quest anno 178.9. ìa 
terminato di vegetare. Ancor noi abbiamo incontrato la 
stessa disgrazia in un ramoscello di questa pianta , clic 
avevamo distaccato dalla pianta madre vicino al nodo , 
e che avevamo conficcato in terra, perche radicasse, 
essendo questa la più facile , e sicura maniera per mol¬ 
tiplicare questa specie di Citiso. . 

Quest’ arbusto , le cui fronde verdeggiano tutto : an- 

no , farebbe un piacere negli orti dei studiosi , se si po¬ 
tesse moltiplicare senza pericolo di perderlo nei vicen¬ 
devoli cangiamenti delle stagioni . Noi lo abbiamo ve¬ 
duto crescere all 1 altezza di circa dicci palmi, onde vie¬ 
ne ad essere un’ alberello , che occupa nei giardini po¬ 
co terreno, e che molto conferisce alia loro simetna . 
Si assomiglia molto ai nostri Citisi nelle fòglie , se non 
che esse sono ovate lanceolate, ed alquanto più lunghe, 
che possono paragonarsi con quelle dei satei . Sono le 
medesime nella parte superiore assai morbide, c tinte 
di un delicato verde, e nell 1 inferiore sono venate, ed 
alquanto tendenti al giallo; vengono contornate da un 
filetto bianchiccio , e sostenute da piccioli pcdicoh alla 

maniera stessa del I rifoglio . , 

Il suo tronco giunge alla grossezza ancor di cinque 

onde dì palmo in diametro, h’ oscuro tendente ad un 
verde secco macchiato di negro ; i rami perù alquanto 
verdeggiano , dalle cui cime sorgono in fot ma di spiga 
tanti fioretti papilionacci tetrapetali, lo stendardo dei 
quali è giallo con i lati bianchicci, ed un poco striato; 
la carina ancor* essa è gialla , e nella base è colorita 
di un delicatissimo verde . Appoggia il suo uncinato 
stilo ad un petalo , su del quale si trovano nove filamen- 







































































X 4* X 


ti, che circondano io stilo , le cui antere sono di un 
'bellissimo color d’ oro . I! calice dei fiorellini è mono¬ 
petalo ritagliato in quattro parti. 

Compiti » che sieno nei fiore i provvidi disegni del¬ 
la natura , crescono a poco a poco nel calice le silique 
tino alla grossezza del dito auricolare » e ben di rado 
superano la di lui lunghezza ; si osservano alquanto pe¬ 
lose , macchiate di un verde smunto , e la loro membra¬ 
na esteriore è cartilaginea, tendente al rosso, diafana, 
e fornita di sottilissime vene • In queste sìlique per Io 
piu si trovano quattro srani simili ai piselli fra di loro 
separati per via di cartilaginose divisioni . Questi grani 
fino a tanto che sono immaturi son verdi, lisci, e lu¬ 
cidi, ma giunti a maturiti mostrano I’e steri or su perii* 
eie tinta di un colore quasi rosso , benché alcuni resti¬ 
no giallicci. Si raccolgono le silique nel mese di Gen- 
najo, nel qual tempo sono al punto dì maturiti i semi» 
che esse racchiudono. 

La radice di questo frutice non Ò dì una grand* 
estensione; il suo colore è piuttosto oscuro, e non ha 
alcun’odore. Gli si attribuisce virtù purgativa, ma re¬ 
sta tuttora a provarsi per via di ulteriori esperienze per 
confermarsi del vero. Patto un decotto colle foglie del 
Cajan ritarda il troppo abbondante flusso dell’ emoroidi. 
Sogliono gl' Indiani pestare queste foglie insieme col pe¬ 
pe , e quindi servirsene per levare le immondezze dalle 
gingive, e per alleggerire il fiero dolore dei denti. Dal¬ 
le foglie medesime si prepara ima bevanda molto buona 
a darsi ai fanciulli , che hanno il vajuolo. I frutti oltre 
che sono grati al palato hanno le proprietà di mantene¬ 
re lubrico il corpo, secondo il dire di Pisone (i). 

■ -—- ^ i ■ i w 

V i ) Horut/i ushs omn-ò ts p?s $ tncolis fr q t-’m sì (oqiant'ir , 
fr.tterqmm rnim quoti palato bUmiiantitr , lubrichiti reddunt uhm, 
Hist, Nat, Se Med. lib, IV. 



















































& 43 $ 


Questa pianta oltre eh’ è utile rapporto alla medi* 
cina , è ancora vantaggiosa alle mense; imperocché i 
grani servono come i nostri legumi , quindi é, che so¬ 
no un cibo grato per i naviganti, e quegli che tornano 
dalle Indie Orientali soglion farne buone provviste per 
servirsene nei loro viaggi ; e perciò nelle Indie suddette 
si coltiva con somma premura . Con egu.il premura si 
coltiva ancora nelle Indie Occidentali , massime nel Bra¬ 
sile , e nelle Provincie del Paragliai nelle Missioni dei 
Guarani, c de* Chiquiti, ne* quali luoghi vedesi questo 
arboscello continuamente fiorire , e fruttificare durante 
tutto l’anno , onde ne ritraggono abbondanti raccolte per 
proprio alimento . Tanto ferace è la natura in quel cli¬ 
ma rapporto a questa pianta , che ogn’ una di esse sia 
proveniente da un ramo , oppure dal seme , dà subita¬ 
mente nel primo anno i suoi frutti. Non vive però , 
per quanto si è osservalo , più di quattro, o cinque 
anni , onde deesì aver cura di rinovarla 

Due altre specie di Citisi arborei vi sono nell* 
America Meridionale. Una di queste abita nel Gran 
Chaco, è silvestre, nè punto si coltiva , attesoché i 
suoi frutti sono amari (limi ; ciò non ostante gl* Indiani 
di quel paese se ne servono per cibo , dopo però di 
avergli dato due, o tre cotture, con mutargli in ogni 
volta l'acqua, nella quale maniera depongono , se non 
totalmente, almeno in gran parte la loro amarezza. 
Alcuni sono di opinione, che i frutti di questa specie 
possano supplire in quelle parti in luogo del Calle. 
1 -' altra specie di Citiso , che pure è silvestre , si tro¬ 
va nei boschi della provincia dei Chiquiti , ci anche 
nel Quìto. Neppur questa è diversa dalle antecedenti 
rapporto alle principali caratteristiche, ma bensì supe¬ 
ra le altre specie in grandezza, in frondosità, e nella 

/* 
















































& 44- 


bellezza non meno de’suoi fiori» che de* suoi frutti 1 . 
Sono i fiori di un bel colore porporino , ed i fruiti 
del colore del corallo rosso, onde sogliono servirsene 
le donne indiane per farne delle celiane» ed altri don¬ 
neschi abbigliamenti. Sono ancora di una grande du¬ 
rezza , nò sono per alcun conto commestibili. 


■ 



























































































































































































3# 4j X 


V I. 


PSORALEA AMERICANA. * 

Trifoglio arboreo odoroso di America. 

DlAOBLPHIA nECANDRIA- 

Frutex o&opalmaris. 

Truncus quadriuncialis. 

Folla ternata, odora, obsolete dentata. 

Flores mediocrcs papilionacei, coerulei. 

Calix pentapbillus. 

Semina solitaria. 

Floret Roniae Jnnio, Se Jnlio. 

Habitat in America Meridionali » 

N ON ha molti anni, che gl’ Italiani conoscono sot¬ 
to il nome di Caler/ la pianta , che ora noi #iamo 
per descrivere . Dalia venuta in Iiaiia dall' America dei 
PP. della Compagnia di Gesù incominciò essa per mez¬ 
zo dei semi ad esser talmente propagata , che siamo per 
dire non esservi ora Città nel nostro Stato , c giardino 
botanico , in cui non si ritrovi . Cresce questa all’ al¬ 
tezza dì un mediocre albero, come sarebbe ii Persico, 
e ingrossa il suo tronco al diametro di quattro, o al più 
dì cinque once di palmo . I suoi fiori appariscono nei 
mesi di Giugno, e Luglio in lunga spiga; sono di figu¬ 
ra papilionacei , ordinati elegantemente su dì un ramo¬ 
scello , che forma la cima di ogni ramo » cd uniti tutti 


* TsoraUa *4me*ìcanx Linn. Uxrh.% ^Jovis triphyUj. fiore et fo¬ 
rnico vtrio, tw/go Cttlen . Pevill. Oulerv- bit. de I lf ant, i’eru. 
vianis . %Alba.(}uÙl .i gl* Ispano-Americani • Ode» i Chilcsi > c Pe. 
rua'ii. Tuiaibiahiil i Messicani . 

































































acì un piccolo picciuolo. Si veggono tinti al di sopra 

. 1 ™ V h T' ed fU' avvicinarsi i SU oi pitali 7 ". 

armonia nai? nC1 K- C1 ; * VarictA bellissima 

«m a agh o^j dea riguardanti , allorché rutto l’al- 

y o c in fiore. Il calice di questi fiori è monopeta¬ 
lo dmso io cinque pam. Non hanno in se alcun’odore, 
c buona pane di essi, almeno in Roma, DOn arriva a 
manmu per mancanza forse di quel grado maggiore 

lore, che naturalmente richieggono; quelli però, 

che ponano a perfezione il frutto, sono sufficientissimi 

alla manutenzione delle piante successive in qualunque 
sorta di terreno . 1 2 * 4 

Le radici del Culen punto non differiscono da 
quelle de nostri Perici . Sorge su di esse il tronco,! 
cm nodosi rami sempre verdeggiano per le ternate fo¬ 
glie, dalle quali sono rivestiti. Son queste odorose, c 
sostenute da tanti peduncoli, de’ quali costantemente il 
piu lungo e quello , che regge U foglia media, Hanno 
queste foglie qualche somiglianza con quelle del persi¬ 
co , se non che sono più corto, quasi dentellate . pun¬ 
teggiate, e di un bellissimo verde. Invecchiandosi !'ar¬ 
boscello , perdono le fòglie quell' aromatico odore , che 
in se avevano essendo giovane . 

Nasce spontaneamente questa pianta nell’ America 
Meridionale. Diversi Naturalisti , e Viaggiatori la cre¬ 
dettero indigena del Chili, così asserendo il P. Ovallc 
della Comp. di Gesù (i), il sig, Frezier ( 2 ) , ed il 
1. Ftville dell Ordine de’Minimi (3). Ultimamente il 
eh. big. ab. Molina (4) pur la disse propria di quel Re- 


(1) Hisr. del Chi le. 

( 2 ) Voyage Tom. 1, pag. 2oy. 

O) Observ. Boi. Peruv. Tom. 111. p a«. % 

(4) Sagg. «Ha Stor. Nat. del Chili Lib. JI/. pag. i 63 


























































gno . E’ ben vero» che nel Chili fu per la prima vol¬ 
ta osservala, ed ivi furori fatte le prime esperienze sul¬ 
le sue virtù j ma è vero altresi , che poi fu trovata ori¬ 
ginaria di moltissime altre parti dell’ America Meridio¬ 
nale , neMe quali al pari , che nel Chili mirabilmente 
vegeta senza bisogno di alcuna coltivazione. Trovasi 
pertanto nel Viceregno del Rio della Piata . nelle mon¬ 
tagne di Corduva , che si chiamano di Yacanto , di Adu¬ 
la , ed anche nella V’allc di Calamochita ; come pure 
nel distretto delle Città del Tucuman , e di Salta , del 
thè ce ne fa testimonianza il Sig. ab. Tommaso Falkner. 
Questo celebre medico, e botanico, Gesuita della pro¬ 
vincia del Para guai » conosciuto dagli Spagnuoli Ameri¬ 
cani co! nome di Falcone? , avendo sperimentato le vir¬ 
tù, e gli usi del Cu Un , dice aver trovate le fronde di 
questa pianta ottime a farne una bevanda graia , e salu¬ 
bre al pari di quella , che si usa fare colle foghe de! 

1 hò , ed in oltre riporta averne egli osservate tre spe¬ 
cie diverse. 

Possono da questa pianta ricavarsi dei vantaggi notl 
ordinar] per la salute umana j poiché le sue foglie rac¬ 
colte fresche sull’albero, c poi disseccate servono per 
(irne una bevanda , come abbiam detto , seguitando il 
Sig. Falkner, a guisa di Thè , e questa bevanda è otti¬ 
ma contro le indigestioni , gli allotti isterici, e per i 
Fanciulli, che patiscono di vermi . Per 1 ' atomatico lo¬ 
ro potere » e virtù emolliente dagli Americani si usa 
con felice successo contro i dolori colici , e contro tutte 
le durezze cagionate da (.attive digestioni . La decozio¬ 
ne delle foglie medesime bevuta , vuoisi che trattenga 
il flusso del sangue . Non solo poi ammolliscono , ma 
levano ancora qualunque infiammazione-, si sono perciò 
sperimentate prodigiose le foglie fresche pestate , ed ap* 





















plica te a guisa di empi astro per qualsivoglia ferita . TI 
succo spremuto dalle medesime è uno specifico per i 

dolori di orecchie , ed un lenitivo per il dolore del 

capo. 

1 / infusione delia radice del Culcn provoca nausea, 
e vomito . I, infusione delle ceneri di tutta la pianta si 
adopera da molti per purgarsi , e la lisciva fatta colle 
medesime ceneri , e presa con una certa moderazione 
giova contro l’idropisia, e le durezze del ventre. 

if però da notarsi, che la pianta del Cnlcn , e se¬ 
gnatamente le sue foglie sono più attive mentre falbe* 
ro^è giovane, cioè di due, o tre anni, e nel tempo, 
eh è in fiore. Invecchiandosi poi troppo, perdono mol¬ 
to della loro attività. Le fòglie peraltro, ancorché sec¬ 
che , hanno un’odore assai forte , ed aromatico, che 
perciò non sempre , e non a tutti riesce il loro odore 
egualmente grato; per Io che a fine di togliere alle 
foglie un grado di questa intensivi di odore, fi d'uopo 
metterle in acqua tiepida , e quindi levatele porle ad 
asciugare all ombra , per poi farne uso a piacere nelle 
occorrenze. In tal maniera trattare, nell'asciugarsi na¬ 
turalmente s incartocciano , c in vano modo in loro 
stesse si ristringono , di maniera che tanto nell’ appa¬ 
renza , che nel gusto non molto da quelle dtl Thè si 
distinguono. 1 ulte le virtù, che a questo vegetabile si 
attribuiscono , e che noi abbiamo qui riportate , sono 
autorizzate dall esperienze fattene tanto nell America 
Meridionale , che nella Francia , nella Spagna , ed iti 
alcuni luoghi della nostra Italia . 

Per quello , che risguarda Ja coltivazione della no¬ 
stra Psoralea, non altro questa richiede, che un terre¬ 
no poco grasso. Vive anche benissimo nei luoghi mon¬ 
tuosi ancorché elevati, essendo un arbusto, clic facil- 






















































XC 4P x 


mente resiste ai rigori delia fredda stagione. Per quel¬ 
lo poi, che appartiene alla propagazione, o sia molti¬ 
plicazione delle piante , puolc ottenersi o per via dei 
semi, g anche per via di ramoscelli , conficcandoli in 
terra, come .suol farsi di quelli di moltissime altre pian, 
te ; e noi medesimi possiamo asserire di avere sperimen¬ 
tata e i una, c l’altra delle due maniere con successo 
egualmente felice. 

Prima di venire al fine di quest’articolo sembraci 
opportuno il riferire, che il eh. Gomez de Ortega Fi¬ 
lologo Spaglinolo , trattando della nostra dsoralea, dice: 
hs oh serva cìon de Don Candido /Maria Triga eroi % que 
està cspccic pertenccc a distinto genero > que las demas 
Fior ale a s de Linneo • ( i) Non ci addita però i fónda- 
menti, su de’quali appoggia questa sua opinione il Sig. 
Trigueros, che molto opportuni sarebbero stati perme¬ 
glio istruire il pubblico. Noi non sappiamo in qual’al¬ 
tro de’generi l.inneani collocar si possa questa pianta. 

Siamo finalmente di parere , qhe le due specie di 
Tsoralca , che il Cav. 1,inneo distingue , una col chia¬ 
mai la Glandi ulos a 9 l’altra Americana) non siano che I.i 
medesima , poiché non troviamo nelle descrizioni , clic 
oc fa , una varietà sostanziale , ed egli stesso le consi¬ 
dera quasi per simili. (2) 


g 


(1) Continuacion tic* .a Fiora Pipatola de D. J, Qucr. Ap 
penti, Tom. VI. pag. 505. 

(2) Vide Spec. Piano Tom, li. pag. to-jf. 























^ SO X 


V I I. 

URTICA NI VE A . * 

Urtica Cinese* 


Mohobcia Tetrasdria . 

Herba per radices diti persistens . 

FoliapeiioI.ua, utrinque acuta, suborbiculata, pro¬ 
fonde dentata, subtas argentea. 

Flores apetali racematim dispositi . 

Semina ovata, obtusa , splendcntia. 

Radix crassa , & irrcgularis. 


Ottobri floret. 

Rcpcritur in China, & in America Meridionali. 



Ucst’ economica pianta , che può supplire al- 
le mancanze della Canapa , fu introdotta in Un¬ 


ni a dalla eh. meni, dell’ timo Sig. Card. Casali, e fat¬ 
ta porre nell’ orto del Conservatorio Pio , eretto dalla 
munificenza del nostro regnante Pontefice Pio Sesto . 
li' il suo stelo angolato, non molto grosso, lanuginoso, 
come pure lanuginosi sono i suoi rami, cd i pedunco¬ 
li delle foglie, le quali parti toccate eccitano un certo 
prurito, cd una tenue sensazione, che presto svanisce. 
Tanto t piccola questa lanugine , die quasi potrebbe 
dirsi una sottilissima arena, die ricuopre tutta la pian¬ 
ta capace ad irritare la superficie della cute . 

Cresce il caule di quest" urtica, allorché le sue ra¬ 
dici situate sono in un buon terreno , per fino all altez- 


* Vrtha “Nivca Limi. Or tua maxima racemosa Canadtnsìi, , 

1. R. H. Ortipa grande gl* Ispano-Americani . Tiao-guafit i Bra¬ 
siliani , ed i Guarani. C biai-atun i Pcruatii, ed i Qy itesi . 




■ ' ~ 



















































































































































































za di dodici, c piu palmi , ma poco s’innalza se rice¬ 
vano i! nudrimcnto da una terra argillosi , c secca ; 
quindi è , che nascendo tra i sassi, e nei muri, come 
spontaneamente accade nella Cina, i suoi steli, ei i 
rami debbono conseguentemente essere assai sonili , e 
poco elevati ; ma all' opposto nel terreno fecondo , ol¬ 
treché molto s’innalza, dilata ancor molto i suor rami, 
i quali si caricano di fiori nel mese di Ottobre, che 
poi immediatamente fruttificano nel susseguente mese . 

I fiori sembrano apetali, c se ne osservano dei 
maschi, e delle temine su di un medesimo piede. I 
maschi lutino quattro stami collocati entro di un calice 

d t p -* iv 

• viso in quattro piccole foglie rotondette , c concave, 
nel mezzo de! quale internamente vedesi un picco! net¬ 
tario iti fórma di vaso. I fiori fèminei qualche volta col¬ 
locati sopra di un piede diverso composti sono di un 
pistillo racchiuso iti un calice ovale, ooncavo , retto, 
c diviso in due parti , dove per opera delle polveri 
fecondatrici si gonfia un picco! globctto, che contiene 
un seme ovale , ottuso , e schiacciato, il quale nella 
sua maturescenza si contrae. Fra noi questo seme mol¬ 
to di rado giunge alla maturità , che perciò volendo 
mantenere , c molti} libate una tal pianta conviene ca¬ 
var di terra ogni attuo le radici, e traspiantarle con 
dividerle in quelle partì ove formano gemma, altrimen¬ 
ti 11011 C cosa molto facile 1’ averla per mezzo della se¬ 
menza , la quale ordinariamente è suvventacca , e se si 
uova abbonita non nasce, come per lo spazio di piò 
anni è stato sperimentato non solamente da noi , ina 
ancora da altri , che hanno amato di coltivare questa 
economica pianta , Si disse , che fi d’ uopo ogni anno 
traspiantare, e dividere le radici, poiché dopo due an¬ 
ni , essendo queste invecchiate, periscono facilmente, 

, Ì 3 


t 



















































* sì 


onde por mantenerle ò bene rinnovarle ogni anno. 

Dai rami partono le fòglie , le quali hanno i loro 
gambi lunghetti, ed irsuti. Son J esse quasi rotonde , ma 
acuminate in ambe f estremità, c specialmente nella su¬ 
pcriore y lateralmente sono intagliate alla maniera stes¬ 
si, che quelle della nostra comune unica. Il loro co¬ 
lore al di sopra ò un verde oscuro; al disotto un bian¬ 
co alquanto periino, motivo forse, per cui il big. Lin¬ 
neo distinse questa specie dalle altre, con dargli il no¬ 
me di Vrtka nìvea . Sono inoltre queste fòglie in vario 
modo reticolate dalle proprie nervosità. Spuntano infri 
dì esse a grappoli i fiori , ed in tanta quantità, che se 
i loro semi giungessero al punto di perfezione, potreb¬ 
be questa pianta propagarsi ad un segno eccedente per 
via di seme . 

La sua radice è grossa , irregolare, c divìsa in mol¬ 
te rintorte divaricazioni, le quali formano certi anelli» 
dal quali partono molte fibrosità . Tende nella parte 
superiore ad un colore rossiccio, o leonato scuro \ inter¬ 
namente è bianca , acquosa , fragile , e di un sapore 
acqueo , come pure delio stesso sapore è tutta la pianta . 

La corteccia del gambo è soda come quella della 
Canapa» onde separata può ridursi in molti fili j c per¬ 
ciò macerandosi, se nc prepara un filato ottimo per le 
manifatture . 

Dai gambi di questa pianta traggono i Cinesi un 
filo rozzo, del quale si servono per formarne delle reti 
da pescare , e per farne delle corde necessarie per la - 
navigazione » e per la pesca • Nc cavano ancora il filo 
sottile per farne dei lacci, c delle reti più fitte, ed è 
di lunghissima durata , e resiste più di qualunque altro 
alla salsedine dell’acqua marina. Gl* Indiani del Para- 
guai, e del Chaco fanno del filo con questo vegetabile. 






























































W. SI $ 


c quindi lo tessono in tela ; ma di ordinario questa foro 
tela rimane ruvida , Torsi perchè non bene sanno Tare 
una tale manifattura . Qiu in Roma si c filata questa 
specie di canapa dell 5 Urtici Naca , e se n’ è cavato 
un filo molto sottile , e forte » e perciò ottimo a tesser¬ 
ne una buonissima tela . Le fibre esteriori del caule un 
poco macerate , e riunite con filo a modo di una funi¬ 
cella prendono fuoco alla maniera stessa, che l’esca. 
Si servono ancora questi popoli Americani delle midol¬ 
le , e dei teneri germogli per mangiarseli cotti ; ed al¬ 
lorché hanno penuria di acqua cavano dalle radici, e 
dall' intera pianta del succo per modificare in qualche 
parte l'eccessiva loro sete. Il gusto però sì della pian¬ 
ti» clic del suo succo tende alquanto all’amaro. Non 
apporta il suo uso nocumento alcuno, conte ite asserì- 
scc il Stg, D. Giuseppe Sanchez Missionario nel Para- 
guai, per averlo egli stesso sperimentato più volte sino 
ad estinguere la sua sete col succo di questa pianta. 

Riguardo alle virtù mediche dice Francesco Xime- 
nes esser questa una pianta di sua natura calida, c sec¬ 
ca , c che la sua decozione fatta densa giova a curare 
le piaghe le più inveterate, e che fatta leggiera , come 
suol praticarsi di fare con altre erbe, è molto efficace 
pet i gravi dolori di testa » c per farne dei bagnuoli nel¬ 
le sfògazioni cutanee. Guglielmo Risone parlando delle 
viiiu di questa pianta dice r Sctncu » ó >j radix in ter di* * 
geremia 3 tir mas moventia usurpuntur, (i) 

, -‘muovi ancora ne! Paraguai due altre specie di ur- 
tica non molto a questa dissimili, ma di minore altez¬ 
za » molto però analoghe alla descritta specie nelle vir¬ 
tù , e nell’ uso economico . 


(i) i.ist. Nat. & Al ed. Jib. IV. 

* ■ 

















































M 0 RU 5 PAPY RIFERA. » 

Moro Papirifero » 

Monoecia tf.tranoiua . 

Arbor elegans icxdecìm circiter palmorum. 

Cortes fosco-Havescens papyrifera . 

Folta pctiolaia , trilobata , Fxpe quinquelobata, 
per ambitum crenata , disparis figura: , oc ma¬ 
gnitudi nis. 

Flores amen tacci * 

Frncìus* rotondi, petiolis brevibus nixi, pilis atro- 
purpureis obsiti . 

Semina obìonga atro-rubentia. 

Jttlos cmittit Aprili. 

Habitat in India Orientali. 

F Ra le molte piante Indiane , che si coltivano negli 
orti Romani al tempo presente , in cui sembra cre¬ 
scer l’affetto per gli esotici vegetabili, trovasi WMoroi 
detto Papiri fero , che d.i Parigi tii spedito in Roma l’an¬ 
no 178+. dal Sig. Card. Giuseppe Dona. Può questi dirsi 
veramente raro per la maravjgljosa varietà delle sue foglie, 
cd ugualmente utile, stantechè in pochi anni cresce ad 
una considerevole altezza , e s’ingrossa più dei nostri co¬ 
muni alberi . .Si è perciò stimato opportuno il descriverlo, 
e riportarne quelle osservazioni , chea nostra notizia non 
fiirono per lo passato , cd allorché non avevamo una 
giusta idea deli’ albero per non averlo ancora veduto. 


4 A ter ut Tapyrifera Lion» ht aria fntUu ni grò /olii* dtguntcr 

I Attili Ì$ * 1. R* Hi 






















































































































































X SS X 


Sorge questi da una radice assai grossa divisa in 
molte ben robuste diramazioni , le quali diffondendosi 
per il terreno , costituiscono ali 1 albero una base capa¬ 
ce di resistere a qualsivoglia gagliardissimo urto de' ven¬ 
ti . Esce da queste radici nello spazio di pochi anni un 
tronco di grossezza considerevole, retto, colla cortec¬ 
cia soda, esteriormente scabri sa, di color baio, iute- 

W- £ « r 

riormente liscia , la quale inviluppa la parte legnosa 
debole in se stessi, c fragile fórse più dei nostri Mori 
gelsi. Il corpo legnoso ha nel mezzo una cavità mol¬ 
to estesa , nella quale trovasi la midolla dell’albero sem¬ 
pre umida . Partono dal tronco numerosi rami , i quali 
nel corso di un’anno s’ingrossano a sufficienza , e que¬ 
sti recisi di anno in anno nel mese di Decembre, si ri¬ 
mettono poi a nuova stagione. Sono sul principio pelo- 
setti , ed un poco scanalati, ma col crescere, che fa 
la parte di mezzo , cioè la midolla , diventano roton¬ 
dati, ed allora lasciato ancora quel primo erbaceo colo¬ 
re , un’ altro ne acquistano consimile a quello del tron¬ 
co . Sovente accade che dalla radice sorgono più steli, 
clic perciò è da osservarsi la regola di reciderli tutti, 
lasciandone solamente uno, che sembri il migliore, af¬ 
finchè in questi vada tutta la sostanza, e divenga un’ 
ottima , c rigogliosa pianta . 

Le foglie situate sono nei rami alquanto distanti Jc 
mie dalle altre con una poco ordinala , ma piacevole 
simetria, c ciò, che più è mirabile da osservarsi , che 
tutte veggonsi di disuguale figura , dì diversa grandez¬ 
za , cd in diverso modo intagliate, di maniera che sem¬ 
bra, che hi natura scherzi nella varia formazione di 
queste fòglie ; che perciò molte se ne osservano trilo- 
be con i lobi ora uguali , ora nò; altre quadrilobe, quin- 
quilobe , cd alcune ancora eptilobe , cioè di sette lobi fra 











■V 




d loro sproporzionati, ma non imiti centi nella foglia 
alcuna mostruosa deformità . Son queste fòglie sostenute 
dai laro peduncoli biunciali alquanto pelosi » e rotondet- 
ti , di colore oscuro , e lateralmente ferrugineo . Le me¬ 
desime foglie tinte sono di un* oscuro verde al disopra, 
e biancheggiano al disotto, 

Noi non abbiamo di quest’ albero potuto vedere il 
frutto » per essere quelli, che abbiamo in Roma, ci ses¬ 
so maschile. Se si fosse avuta ancor la pianta fèmina, 
avremmo avuto il piacere di osservare in quella le frut¬ 
ti somiglianti a quelle del Moro Gelso, come riferisce 
Kempfi.ro di averle vedute, all'opposto di noi, clic ogni 
anno alitiamo osservato sulle nostre piante gli amenti 
lunghi circa quatti-'once di palmo, grossi quasi un*on¬ 
cia nella loro base, e che a proporzione si ristringono 
in figura piramidale andando verso l’apice. Il compo¬ 
sto di ciascun Jtilo , o sia Amento non è che un’am¬ 
masso di piccoli fiorellini, i quali hanno il calice divi¬ 
sa in quattro fòglie piccole , ovali , c concave , Dal 
mezza del calice sorgono quattro stami, sulla cima de’ 
quali scorgonsì ocularmente le antere, che tinte di un 
bellissimo color d’oro, accrescono al pilo una grande 
venustà» 

Da tutto ciò si può raccòrrò , che per rapporto 
alla fruttificazione sono separati in diverse piante i tala¬ 
mi , come talvolta accade nei nostri Gelsi ; ma se tra 
questa specie di Moro possa darsi , che i rilascili risie¬ 
dano unitamente colle temine nel medesimo ramo, ov¬ 
vero su’ rami separati, e distinti, provenienti dal me¬ 
desimo tronco, non possiamo assicurarlo ; giacche sino 
ad ora abbiamo costantemente veduto , che un solo al¬ 
bero unicamente si carica d* innumerevoli maschi senza 
dare alcun frutto. 




























































& 57 & 


La pianta facilmente si coltiva » e si conduce a per¬ 
fezione con poca fatica. Ama le colline ben coltivate» 
e si propaga con una somma facilità per mezzo dei 
rami tagliati nel mese di Decembrc » i quali posti in 
terra alla maniera degli altri , che sogliono così pro¬ 
pagarsi , gettano ben presto le loro radici, e nella ven¬ 
tura primavera spuntano i suoi rami. 

Le virtù mediche giudichiamo non dover* essere 
molto dissimili da quelle dei comuni Mori Gelsi, stan- 
techè poco da quegli differisce nel sapore della cortec¬ 
cia , delle foglie, c di tutto il rimanente deli* albero . 
Si crede opportuno , che innestando il Gelso sopra del 
nostro Moro Papirifero, possa molto conferire a perfe¬ 
zionarne la foglia per i Filugelli, ed a rendere le stes¬ 
se piante di maggior durata , 

Dai rami di quest’ albero formano la celebre loro 
carta i popoli del Giappone , e della Cina, la mani¬ 
fattura della quale lungamente descritta trovasi in Kem- 
pfero (i) per chi fosse desideroso saperla. 



ft 



fi) Aaicrnir. Exot, politico-pliys. 




- 












































£< *3 % 



I X, 


CUCUMIS ANGURIA. * 

Anguria. 


Monobcia Svngbnbsia • 

Herba scandens, annua, subhirsn fa. 

Folla aspera , palmata , pallide virentia . 

Flores lutei cticumerìni , 

F rii ehi s echinati, ovum gallinaceum icmulantes. 

Semina plurima , ut in /ìlot/iovdì ca L, la tei'io dispo* 
sita . r 

Caulis quadratigli la tus , hispidus . 

Augusto lioret. 

jamaicx, à Brasili* arcnosam humum incolit • 

r A pianta, clic andiamo ora a descrivere, ha il suo 
MmmJ caule aspro, quadrangola^, c sarmentoso , che 
lasciato in sua balia serpeggia co’suoi rami per terra, 
ma co tivato ne vasi , e retto da sostegni, ascenderà 
alla stessa maniera, che tante altre piante avviticchian- 

U '. T. U,1 . tan ° r da !. C ! uIe moI{i ram * » i quali si ornano 
ui C Jssnnc foglie irsute, ed aspre, di un color verde 

giallognolo tutte unite al proprio peduncolo eccedente 

ordì nanamente in lunghezza le tre onde di palmo , ed 

e ancor esso quadrato, e ruvido. Le stesse foglie sono 

con somma e| cganza intagliate, ed imitano quelle del 
comune cocomero . 

I fiori sono pìccoli, di un bel color giallo, maschi. 


tdlì^Tu American* frutti» «binato 

X • Brasilia^ * lono ^ lì dell'America. Gnor e rea- 




















































































































































































































































































& 59 '& 


c fcmmc su di un medesimo gambo, c son situati fra 
il picciuolo delle fòglie , ed il caule della piatita . Nell* 
uno, e nell’altro fiore la corolla è monopetala campa¬ 
nulata, e profondamente fagliata in cinque parti , Il fio- 
re, che contiene le parti fèminee, posa sopra di un 
gcime, il quale, (atta che sia la fecondazione, cresce 
a poco a poco fintantoché giunge alla grossezza , e figu¬ 
ra di un uovo di Gallinaccio, tutto attorniato da tuber¬ 
coli acuti, lunghetti , ed angolosi, il fruttò non ancor 
maturo è verdognolo , e ne! maturarsi si fi pallido , c 
bianco .Il suo interno è composto da una sostanza car¬ 
nosa, bianchiccia, acquea, cd acida, la quale sostanza 

vrolI JSa - neU 5ua tondezza in tre parti, ed in queste 
eggomi trasversalmente collocati i semi alla maniera 
stessa , che nel nostro comune Cocomero Asinino . Essi 

dicr r^ 01 * bmic r 1 ' schiacciati, ed amaretti, la ra« 
dice e fibrosa , c di color biondo . 

Le sue proprietà rapporto a tutta la pianta si fan- 

p “ rgantl * c .caustiche; rispetto poi alle radici hanno 
queste meno vigore di rutto il rimanente della pianta . 

- ìcco del frutto ò cahdo m secondo grado: non sì 

l ZiTln>\ t AledlCÌ * ?“ a J ,fntì 9 ùe 10 Echino buono 
co no dell Idrope , poiché dee aversi una somma pre¬ 
cauzione in far uso di quelle piante, che troppo pur- 

per °naturai j CC ° ,H 0 - ^ U , 0g ?. » P erchè <l ucst0 succo avendo 

cfta dolmf f Pr ° Pneta tU apnre g,i orific Ì de* vasi, ec- 
eli‘ imr m * Ul vcmrc ». c sovente corrode le tuniche de- 

tnJi nì tU> f, ncorchè Ma umt0 ad aJlri rimedi dolcìfi- 

e tanti alt t - m ° lenai ?" de 1uso ca S I0tia dissenteria, 
niènte è U mcommodi, per evitare i quali più conve- 

In Roma perù, ove non si era per l’innanzi cono- 
ciu questa pianta, il di cui seme appostatamele fu 

b % 















































































fitto venire dal Brasile nell’anno 17S7. si è osservato , 
clic il suo frutto perde, se non totalmente, almeno in 
gran parte della sua causticità , onde se u’è fatto uso 
arditamente da moiri, senza che alcuno ne abbia risen¬ 
tito nella propria persona alcun’ incommodo . lo adope¬ 
rano nei cibi alla maniera stessa , che i pomi d’oro; 
grato è ancora al gusto mangiandolo crudo a fette , e 
più se condito a guisa d’insalata , cd in questo modo so¬ 
miglia molto al Cctriuolo si nell’odore, che nel sapore. 
Non esige questo vegetabile molta coltura, ricerca 
soltanto, che sia seminato in terreno arido, cd arenoso 
per crescere alla stessa maniera , che il Cocomero Silve¬ 
stre * Fiorisce ili Agosto , matura il suo (rutto sulla fine 
di Settembre ; e siccome i fiori succedono di mano in 
mano che la pianta si estende, cosi la maturità de’suoi 
frutti giunge fino al cadere di Ottobre. 













































































































































































4 


3K X 




CARICA RAPAVA . < 

Papaja . 

Diohcia Dbcandria , 

Frutex tenellus, elegans. 

Folla magna , piata ni fòrmi a, inxqualia . 
dores brevi ter peduncolati, pentapetali, albi» sua» 
vissimo odore fragrantes. 

Calix brevissimus, quinqaefidus. 

Sramina decctn in mascults . 

Germen ovaium in focaiinis , styli plnres. 

Frudhis rotondi, quandoque oblongi, magnitudine 
meloni* , tenuissimo corticc obdutfH. 

Semina numerosa, rotunda , angulata » ntgra . 

Toto anno floret, atque frudHficat* 

In utraque India satis frequens. 

N KL Giardino del Sig. ab. Figuercdo altre volte ci¬ 
tato abbiamo osservalo nel corso di due anni due 
di queste piante ottenute per via di seme , le qaali non 
ostante che situate fossero in due grossi vasi, e die vi 
adoperasse tutte le possibili diligenze per difènderle dai 
rigori della fredda stagione , pure inutili sono state tut¬ 
te le precauzioni , e 1’ eccessivo freddo del passato in¬ 
verno ce le tolse, e troncò il filo alle* nostre ulteriori 
osservazioni. 

Il caule di questa pianta non è di un sodo legno, 


* ( afica l J op,.y.! tinn. Vapjya frutti* metopeponis effigie. I. [{* 
b i brasiliani * Ai*iìhuQti I Portoghesi intricar)! * 

i Guarani, c gl* Ispano-Americani, £,ipjya i Cinqmii » 
































7 - <Jl '& 


c resistente, ma «li una tenera , e fibrosa sostanza molto 
analoga a quella dei nostri broccoli; di maniera che al¬ 
zandosi esso ali’altezza di un’ uomo, ed ingrossandosi 
al diametro di cinque , o sei once di palmo , tagliasi 
facilmente con un semplice colpo di scure. Nel termi- 
re di un'anno cresce il gambo sensibilmente , e vacuo 
nel suo interno. H’ molto vago questo vegetabile per 
le sue fòglie , le quali sono piuttosto grandi, e divise 
in diverse lacinie. Tra queste le inferiori sono di di- 
▼cr.sc capricciose figure ; crescono ordinariamente verso 
la cima del tronco, dal quale ciascuna separatamente 
parte unita al suo p.micolar gambo , c perciò vedesì 
la pianta priva di rami. I fiori, che sostenuti sono da 
un cortissimo calice monopetalo tagliato in cinque den¬ 
tature , sono pentapetall, bianchì , e giallognoli nell' 
estremità . Hanno un’ odore assai delicato , c dal loro 
mezzo sorge il germe tìnto di un cupo verde , il quale 
compiuta che sia la fecondazione, cresce in un belliJTì- 
mo frutto della grossezza di un mediocre melone , qual¬ 
che volta lunghetto, altre volte rotondo, c di diverse 
figure ovali , secondo le maggiori, o minori compres¬ 
sioni , che vicendevolmente sì fanno ; poiché crescono 
riuniti in grossi grappoli a somiglianza delle uve, e mol¬ 
to venusta è ciascuna di queste piante allorché vedesi 
carica del proprio frutto. 

Ogn’uno di questi frutti ha il suo particolar pedun¬ 
colo grosso a proporzione della grossezza del frutto me¬ 
desimo. Non sono i frutti della Papaji vestiti da alcuna 
solida corteccia , ma una li cut pre piuttosto sottile > 
c soda. L’interna sostanza consiste in una polpa densa, 
consistente , c grasso-umida , la quale non essendo ancor 
matura ritiene un colore bianchiccio , un sapore astrin¬ 
gente , c manda fuori un’umore acqueo, e biancastro; 






























































X <*3 X 


giunta però clic sia al punto di maturiti prende un co¬ 
bi- biondo, si condensa, ci acquista un s»porc dolcetto 
assai piacevole al gusto. Ha ciascuno di questi frutti 
internamente una gran cavità in forma dì stella, nella 
quale si trovano molti senti uniti ad una sostanza spon- 
gosa non molto diversa da quella, che trovasi nell'in¬ 
terno de' nostri poponi. Questi semi , clic , come ab¬ 
bia m detto, veggonsi miti in gran quantità alla sostan¬ 
za spongosa distribuita in cinque angoli a modo di stel¬ 
la , altro non sono, clic piccoli ossetti rotondi, alquan¬ 
to angolati, aspri , negri, tutti inviluppati in una bioti- 
dcegiante membrana diafana , ed hanno internamente la 
materia lobalc bianca. 

Fintantoché i (rutti sono piccoli, ed ancora listret¬ 
ti dai cinque petali del fiore , la loro figura è piutto¬ 
sto conica, la cui base è rivolta all'insù, c nel mezzo 
di essa osservasi una piccola corona di bianchi punti » 
che campeggiano maravigliosamente sopra il cupo color 
verde dell* immaturo frutto . Colf accrescimento poi 
della sua grandezza, c colla mutazione del color verde 
in giallognolo, manifèsta il frutto della Papaja il punto 
di sua maturità . 

Vogliono alcuni, tra’quali segnatamente il Cavaìlier 
Linneo , che i sessi di questo vegetabile diversi sieno , 
c separati in diverse piante, onde pretensesi alcune non 
avere che fiori maschili, altre, che soli fiori fèminei. 
Le due sopra nominate piante da noi osservate pur si 
dissero maschio, e (emina j ma in ognuna di esse si os¬ 
servarono i fiori di ambedue i sessi , e vai j ancora nel 
numero dei siami, poiché altri ne avean dieci, cd altri 
solamente otto : onde piuttosto devonsi dire ermafrodite - 

ber venire perfettamente a) chiaro dì ciò , che ora 
abbiam detto riguardo al sessi, vi abbisognano maggiori 
































& 6 4 5*6 


osservazioni » e perciò se a noi riuscirà di acquistare di 
nuovo questa pianta, e di conservarla , ne daremo in 
avvenire un piu circostanziato dettaglio. 

Fiorisce, e fruttifica la Papaja tutto tanno. K sen¬ 
sìbilissima , come abbiam detto , al Freddo » onde è d uo¬ 
po difenderne la pelosamente, e conservarla nelle came¬ 
re da che incomincia appena a irrigidire la stagione . 
Per quanto ci riferiscono alcuni Americani ora dimoran¬ 
ti in Roma , non ha questa pianta di vita nel proprio 
clima , che quattro , o cinque anni . Net Clima nostro 
dovrebbe ancor’ essere di minor durata ; onde una volta 
introdotta , converrebbe aver cura di spesso rinovarla . 
Net paesi nativi produce il frutto nell anno medesimo , 
in cui sì semina . Allorché và a mancare, il certo pro¬ 
nostico della sua vicina morte è il marcirsi della parte 

superiore della medesima pianta ; 

Si fa col fruito della Papaja una preziosa conserva, le¬ 
vandole i semi, c le interne fibre» con lasciare la sola polpa 
allorché il frutto sia nel suo perfetto grado di maturità , ed 
una tale conserva, mangiandola, è per !o stomaco assai cor¬ 
roborante. I frutti me lesimi ancor teneri , e non maturi, si 
condiscono, ed in questo modo sono refrigeranti . I semi, 
i quali hanno un sapore alquanto simile a quedo del pepe , 
sono efficaci per Io scorbuto , per la ritenzione di uiina , c 
per il mestruo delle donne . Questi polverizzati, e dati t 
bere in acqua in pìccola dose giovano ai ragazzi molestati 
c..i vermi» I frutti mangiati o crudi , o colli, ammollisco¬ 
no il ventre. Se crudi, hanno un sapore molto uniforme 
a quello del melone , cioè dolcetto » come si disse piu so¬ 
pra } se cotti o arrosto , o con brodo di carne acquistano 
ancora un grato sapore. Questa pianta è propria di tut¬ 
te le Indie. 

F INE. 


» 
































































































































































































•' ? '* . 




















1 i l II > 
























































































































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